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Direttiva efficienza, il compromesso è stato approvato

Il Parlamento Europeo ha adottato la Direttiva sull’efficienza energetica. La nuova legislazione è frutto di un compromesso visto che gli Stati membri si sono sempre opposti con decisione a un target vincolante. L'obiettivo indicativo porterà a una riduzione dei consumi energetici del 15% al 2020, sotto quel 20% richiesto nel 2007.

Il Parlamento Europeo ha adottato ieri, 11 settembre, in prima lettura (632 voti contro 25), la Direttiva sull’efficienza energetica che indica ai Paesi membri come raggiungere l’obiettivo di efficienza energetica del 20% al 2020, obiettivo che dovrà incastrarsi con quello per le rinnovabili e la riduzione della CO2, il famoso 20-20-20. Dunque, dalle dichiarazioni di intenti della politica europea e dei Capi di Stato, in questo ambito si passa finalmente a un quadro legislativo formale che richiederà a ciascuno Stato membro di fissare un proprio target nazionale che verrà poi monitorato dalla Commissione Europea che, se necessario, interverrà con misure e aggiustamenti vincolanti per le nazioni che rischieranno di mancare il proprio l’obiettivo.

In realtà questa direttiva è frutto di un compromesso visto che gli Stati membri si sono sempre opposti con decisione a un target vincolante. Per questo motivo l’obiettivo diventa in un certo senso ‘indicativo’, tanto che il risultato atteso è di un'effettiva riduzione dei consumi energetici del 15% al 2020, ben al di sotto di quanto stabilito nel 2007. Per compensare questo gap la Direttiva prevede di integrare nei prossimi mesi questo obiettivo con un regolamento per l’efficienza dei carburanti per le auto e definendo nuovi standard per alcuni prodotti come i boiler, collegati alla Direttiva europea Ecodesign. Ciò dovrebbe innalzare il risparmio di energia al 17%.

Tra gli aspetti chiave della nuova legislazione europea sull’efficienza ci sono i piani nazionali. Infatti ad aprile 2013 gli Stati membri dovranno presentare i loro programmi nazionali e calcolare quale obiettivo intendano raggiungere; seguirà poi la valutazione ad hoc della Commissione. Se la Commissione dovesse ritenere che i piani nazionali per l’efficienza energetica non siano in linea con l’obiettivo del 20% si impegnerà ad aggiungere ulteriori misure vincolanti in modo da coprire il divario. Se gli Stati membri non adotteranno le misure addizionali previste dalla Commissione, questa proporrà specifici obiettivi vincolanti. Gli effettivi risparmi saranno calcolati a partire dal 2014 e ci sarà una nuova revisione nel 2016.

L’Unione Europea al 2020 non dovrà superare consumi pari a 1.474 Mtep (o 1.078 Mtep se si considerano i consumi finali); dunque una riduzione del 20% sulle proiezioni di consumo.

Tra gli elementi che caratterizzano questa direttiva ricordiamo:

  • la richiesta alle compagnie energetiche di ridurre le loro vendite di energia alle imprese, industrie e famiglie di almeno l’1,5% all’anno;
  • un tasso di ristrutturazione annuale per l’edilizia governativa di almeno il 3% (molto insufficiente secondo molti osservatori);
  • un obbligo per ciascun Paese membro di elaborare una strategia utile a rendere l’intero parco edilizio pubblico e privato più efficiente entro il 2050.

Inoltre, sono previste specifiche misure per audit energetiche e per la gestione dell’energia rivolte alle grandi imprese, analisi per lo sviluppo della cogenerazione ad alta efficienza e per il public procurement.

Molti osservatori, a cominciare da Claude Turmes, rapporteur del Parlamento Europeo (Verdi Europei) per la Direttiva sull’Efficienza Energetica, ritengono che il nodo principale risiederà nel fatto che molti Stati membri proveranno ad abbassare gli obiettivi nella fase di implementazione della Direttiva, anche utilizzando escamotage dialettici vaghi e opinabili e interpretazioni non identiche allo spirito del dispositivo legislativo, annacquando di fatto il contenuto della stessa. Günther Oettinger, Commissario europeo all’Energia, sebbene ritenga questa Direttiva pragmatica e innovativa, spera che essa non crei danni all’economia e che sia resa operativa senza particolari lungaggini. In qualità di Commissario, riteniamo che dovrebbe solo pensare a renderla di più immediata e facile adozione da parte dei Paesi membri, spiegando loro soprattutto gli aspetti benefici per l’economia e l’industria dell’Unione Europea.

Alcuni Paesi sono preoccupati per il costo che l’adozione della Direttiva comporterà. Si stima che gli investimenti necessari per raggiungere i target siano compresi tra i 40 e 50 miliardi di euro per ciascuno Stato.

Il Consiglio Europeo dovrebbe adottare la Direttiva entro il 4 ottobre e la pubblicazione ufficiale è prevista per il 10 ottobre. L’entrata in vigore, pertanto, è prevista per il 30 ottobre e da questa data entro 18 mesi dovrà essere accolta dalle legislazione nazionali (quindi entro aprile 2014).

Come ha spiegato Turmes (di cui pubblicheremo un’intervista sul prossimo numero della rivista bimestrale) illustrando la Direttiva al Parlamento Europeo (vedi note di sintesi), puntare sull’efficienza energetica è fondamentale non solo per la sicurezza energetica e per la lotta ai cambiamenti climatici, ma è soprattutto un'importante strategia europea per stimolare l’economia, oggi in difficoltà, e creare nuova occupazione. Il Parlamentare europeo ha ricordato che le importazioni di petrolio e gas sono oggi la principale voce di trasferimento di ricchezza dalla UE27 al resto del mondo. Se nel 1999 i paesi della UE spendevano poco più di 84 miliardi di euro per le importazioni energetiche, cioè circa l’1% del Pil, nel 2011 questa cifra è aumentata di sei volte: oltre 488 miliardi di euro, pari al 3,9 del Pil dell’Unione.





Commenti

Direttiva efficienza energetica

Sembre grande timidezza per non toccare i poteri forti... se i consumi di fossili sono cresciuti di 6 volte, a nessuno viene in mente che gli interventi di riduzione dei consumi si pagano con questi costi evitati per la collettività? Meno emissioni, meno sprechi, edifici ristrutturati, e lo stato che anticipa questi capitali che gli saranno restituiti in 20 anni, oppure i privati. O sono meglio le trivelle di Passera sulle coste così perdiamo anche il giacimento occupazionale del turismo ed emigriamo tutti in Cina?

Quindi secondo il tuo

Quindi secondo il tuo pensiero... Se l'economia stagna le aziende non devono operare per ridurre i consumi.. le utilities vendono energia e tutti sono contenti... Se l'economia dovesse tirare e a qualche azienda venisse la malsana idea di adottare criteri di efficienza le povere utilities si troverebbero a non poter produrre e guadagnare perche' i consumi sarebbero comunque ridotti. Ma permetti che mi vien da dire cavoli delle utilities? Si vuole il libero mercato? E allora accettiamo anche le regole per cui se un bene non e' richiesto si finisce fuori mercato (come per tutte le aziende normali peraltro). Easy.

Se anche il buon Oettinger

Se anche il buon Oettinger lascia intendere che questa direttiva potrebbe danneggiare l'economia c'è da andarci con i piedi di piombo e per rendersi conto di 'quanto' potrebbe danneggiarla basta andarsi a vedere gli allegati della direttiva. In un periodo di economia in frenata/recessione questi obiettivi di riduzione dei consumi sembrano (forse) raggiungibili. Ma nell'ipotesi di un'economia europea (ed italiana) che torni a tirare come si fa a pensare di obbligare le utilities a ridurre in valore assoluto la quantità di energia che vendono? Quindi tutto sommato, parafrasando Erasmo da Rotterdam una direttiva che potrebbe avere come sottotitolo "Elogio della stagnazione".