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Un nuovo scambio sul posto allontanerà la grid parity?

Tra le proposte di modifica al meccanismo dello scambio sul posto fatte dall'Autorità per l'Energia c'è quella di far pagare senza restituzione gli oneri di sistema anche sull'energia autoconsumata virtualmente. Si renderebbero meno attraenti alcuni nuovi modelli di business senza incentivi. Secondo qualcuno una guerra ingiustificata all'autoconsumo.

Lo scambio sul posto sta per cambiare e tra le proposte di modifica dell'Autorità per l'Energia sembra sia nascosta una novità che potrebbe allontanare la grid parity, ossia quel momento in cui prodursi l'energia con un impianto a fonti rinnovabili sarà più conveniente rispetto ad acquistare l'energia dalla rete anche senza incentivi.

Al centro della questione gli oneri di sistema che, per un'utenza domestica, pesano per il 16,5% del costo del kWh in bolletta e che, come sappiamo, sono quei soldi che vanno a finanziare diverse voci come la promozione delle rinnovabili, i regimi tariffari speciali, ecc. Attualmente con lo scambio sul posto (SSP) gli oneri di sistema (a eccezione della componente MCT) non si pagano per tutta l'energia consumata al momento e non si pagano nemmeno, dato che vengono restituiti, per tutta l'energia scambiata con la rete, cioè l'energia in eccesso prodotta dal nostro impianto che viene riversata in rete per essere consumata in un secondo momento grazie appunto all'autoconsumo virtuale permesso dal meccanismo dello scambio sul posto.

Una situazione che in futuro potrebbe cambiare. Nel suo recente documento di consultazione (vedi Qualenergia.it) per ridisegnare le regole dello scambio sul posto, infatti, l'Autorità per l'Energia scrive di ritenere “opportuno valutare la possibilità che gli oneri generali di sistema non siano più oggetto di restituzione, almeno nei casi di impianti di futura realizzazione”. Cioè su tutta l'energia scambiata sulla rete, a differenza di ora, gli oneri si dovrebbero pagare senza vederseli poi rimborsare.

Chiaro come ciò possa impattare su modelli di business che molti in questo periodo stanno valutando. Per esempio molti stanno pensando di rinunciare agli incentivi, divenuti più avari e difficili da ottenere, oltre che alternativi allo SSP, per realizzare impianti improntati all'autoconsumo usando lo scambio sul posto e magari, per il residenziale, beneficiando delle detrazioni ex 36%, ora portate al 50% fino a giugno 2013. Oppure un'altra opzione possibile sarebbe di utilizzare lo scambio sul posto abbinato a un sistema efficiente d'utenza (SEU), lo schema che permette a un produttore da rinnovabili di vendere l'energia a un cliente in sito senza passare per la rete elettrica (e per la cui completa definizione si attende ancora una delibera Aeeg che tarda dal 2008). Entrambe le idee sarebbero meno convenienti se la proposta dell'Autorità passasse e si dovessero pagare gli oneri anche sull'autoconsumo 'virtuale'.

Perché colpire così modelli di business che per primi potrebbero rinunciare agli incentivi? La volontà dell'Autorità è che gli oneri di sistema – saliti negli ultimi quattro anni dal 9,9% del costo del kWh in bolletta al 16,51% - siano distribuiti sul maggior volume di energia possibile e in questo modo risultino più leggeri per tutti. “In questo modo – spiegano la proposta di modifica - tali oneri verrebbero sostenuti anche dagli utenti dello scambio, potrebbero essere maggiormente distribuiti e non graverebbero solo su una quantità sempre più ridotta di energia elettrica e su un numero sempre più ridotto di clienti finali”.

“Quello che comunque rimane non condivisibile è che questa, come tutte le recenti disposizioni dell'Autorità nell'ambito delle fonti rinnovabili, rimane confinata a questioni di principio e non è  accompagnata da una reale e argomentata analisi di impatto dall'una e dall'altra parte”, commenta a Qualenergia.it Marco Pezzaglia, esperto di reti e rinnovabili ed ex responsabile Unità fonti rinnovabili all'Autortità per l'Energia.

Infatti, aggiungiamo noi, per redistribuire gli oneri si scoraggiano modelli di business che potrebbero permettere alle rinnovabili di affrancarsi dagli incentivi quando, per far salire del 5% gli oneri a causa di minor redistribuzione, bisognerebbe arrivare – stando ai calcoli di Pezzaglia – a uno scenario estremo e piuttosto improbabile in cui tutta la pubblica amministrazione e tutte le PMI italiane di tutti i settori ricorressero a modelli basati sull'autoconsumo tipo SEU.

“Una simile misura evidentemente rimuoverebbe la convenienza a realizzare impianti in autoconsumo, fatta eccezione per il caso in cui il costo di produzione sia mediamente più competitivo rispetto al prezzo di mercato alla Borsa elettrica”, commenta Pezzaglia. Dunque una guerra all'autoconsumo? “Per ora si sta parlando della non restituzione degli oneri generali sull'energia scambiata – continua – ma il tono della misura lascia intendere che l'Autorità reputa che gli oneri generali vadano corrisposti per qualunque tipo di autoconsumo: credo proverà a introdurre questa misura anche per i SEU, anche se qui la translazione risulterebbe più problematica in quanto la legge confina maggiormente l'ambito di interpretazione disponibile all'Autorità.”

Ancora più tranchant un altro esperto di rinnovabili e mercato elettrico sentito e che non vuole essere citato: “Se c'erano dubbi residui sul fatto che il ritardo nella delibera sui SEU dipenda dal timore dell'erosione della base imponibile per gli oneri di sistema, ora sono svaniti. Un passo alla volta l'Aeeg sta gettando la maschera, e il prossimo passo sarà il pressing sul legislatore affinché anche l'energia autoconsumata sia base imponibile per gli oneri di sistema. L'ostacolo che hanno è che andrebbero a colpire in primis i cogeneratori a gas dei grandi energivori, e sarebbe guerra con loro prima ancora che con le rinnovabili... Per una volta gli energivori sono inconsapevoli alleati delle rinnovabili. Intanto però sui SEU tutto tace. E la ragione è ora ufficialmente un segreto di Pulcinella.”

Molto critico anche Marco Pigni, direttore di Aper: "Ci riserviamo di dare un giudizio completo sul DCO sullo scambio sul posto entro i termini di scadenza della consultazione. D'altronde anche lo stesso Decreto ministeriale FER elettriche del 6 luglio 2012 penalizza molto lo strumento dello scambio sul posto, rendendolo alternativo all'incentivazione. Sono due disposizioni che noi non condividiamo, e che allontanano, anziché avvicinare, la grid parity delle rinnovabili elettriche in generazione distribuita. Ministero dello Sviluppo e Autorità in questo caso confermano un atteggiamento ingiustificatamente punitivo verso il segmento dell'autoproduzione e dell'autoconsumo dell'energia elettrica; noi non siamo d'accordo e lo diremo a chiare lettere in tutte le sedi opportune.”

Per far sapere all'Aeeg la propria idea sulle proposte di cambiamento allo scambio sul posto c'è tempo fino al 28 settembre 2012 quando verrà chiusa la consultazione. Lo si può fare seguendo questo link.





Commenti

DETRAZIONE 50% FOTOVOLTAICO

A proposito di quanto scritto nell'Articolo: <> Quindi è possibile portare in detrazione il 50% del costo dell'impianto, semprechè non si acceda agli incentivi? Ricordo che questa detrazione era possibile solo per il solare termico (55%) e non per il fotovoltaico... Qualcuno gùha notizie e/o riferimenti legislativi certi? saluti

a proposito dei 3-4 centesimi €

...con i decreti appena approvati lo scammbio sul posto sarà un sistema alternativo agli incentivi, quindi 3-4 centesimi € potranno fare la differenza. Non dimentichiamoci che per gli impianti termoelettrici è stato concesso il capacity payment. La strategia del nostro Paese è quindi quindi quella di disincentivare le rinnovabili di piccola taglia per autoconsumo e che non accedono più a sistemi incentivanti diretti a beneficio del parco centralizzato termoellettrico? qualcosa mi sfugge...

3-4 centesimi...

@gbettanini. Con il probabile esaurimento del 5to Conto Energia nel giro di qualche mese, quei 3-4 centesimi di oneri di sistema evitati diventano l'unica forma di "favore" agli impianti domestici, che per profilo di consumo delle utenze soddisfano in tempo reale una quota ridotta del fabbisogno. Parliamoci chiaro: è giusto o no agevolare in qualche forma le fonti rinnovabili? la generazione distribuita su quella centralizzata? gli impianti piccoli su quelli grandi? l'utilizzo di tetti invece che di aree libere? Se la risposta è sì, quei 3-4 centesimi sono fondamentali perché il fotovoltaico domestico abbia un futuro prossimo senza conto energia. E non si tratta di oneri aggiuntivi, ma di una redistribuzione degli oneri di sistema a sfavore di chi non adotta il modello (virtuoso) della generazione distribuita. Le sembra un'idea offensiva?

Non facciamo confusione.....

Non facciamo confusione..... quando c'è autoconsumo fisico dell'energia elettrica prodotta non viene applicato nessun onere e nessuna tassa. Invece nel momento in cui si utilizza la rete elettrica come 'accumulatore virtuale' immettendo l'energia elettrica prodotta ma non autoconsumata per poi prelevarla quando l'impianto FV non produce (di sera e di notte) allora in questo caso gli oneri di sistema sull'energia scambiata si pagheranno e mi pare una cosa tutto sommato corretta. Negli altri paesi non c'è nulla di simile allo SSP, quindi se faranno pagare solo gli oneri di sistema aggravio di 3-4 c€/kWh i produttori da FV dovrebbero solo rallegrarsi. Poi ricordiamo che il 90% degli "oneri di sistema" è costituito dalla componente A3.

Conflitto d'interesse dello stato sulle rinnovabili

Non mi stupisco di questo provvedimento, era ovvio che prima o poi sarebbe saltato fuori! Perchè me lo immaginavo? Semplice! Lo stato è in conflitto d'interessi con l'efficienza energetica e le rinnovabili, soprattutto quelle in autoproduzione. Qualcuno di voi dirà: ma come se il 5° conto energia favorisce proprio l'autoproduzione? Apparentemente è vero. Vorrei però porre l'attenzione sulla durata del 5° conto energia ... dopodiché basta incentivi. Lo sviluppo delle rinnovabili fa danno alla rete! Perchè produzione discontinua (per quelle discontinue) difficile da "mediare" e soprattutto perchè diminuisce le entrate dello stato! Da cosa deriva la diminuzione delle entrate dello stato per la produzione di energia da fonte rinnovabile e per l'efficienza energetica? Per rispondere a questa domanda, basta guardare qui: http://www.dt.mef.gov.it/it/finanza_privatizzazioni/partecipazioni/ e vi potrete rendere conto che una diminuzione di dividenti per le società come ENI ENEL & simili, comporti una diminuzione del profitto. Fino a quando tale diminuzione era pareggiata con un rientro fiscale in tasse non c'era problema ... ma ora i benefici "di non acquisto dell'energia" superano di gran lunga tale beneficio fiscale. Divertitevi negli approfondimenti ... perchè ci sono anche le società controllate pubbliche (dei comuni) che diminuirebbero i loro profitti!

visione distorta dell'AEEG

se passasse questa linea, l'AEEG dovrebbe anche far pagare gli oneri di sistema anche a chi fa interventi di efficienza energetica. Chi consuma meno dovrebbe essere "punito" perche secondo l'AEEG gli onerei di sistema graverebbero sempre più su una quantità ridotta di energia elettrica e su un numero sempre più ridotto di clienti finali... quindi chi cambia le lampadine e le mette ad alta efficienza deve essere tassato o vessato di ulteriori oneri di sistema!!! Ma con questa visione dell'AEEG stiamo veramente difendento gli interessi del nostro Paese? Chi utilizza impianti FER non inquina, rischia, investe e contribuisce alla rivoluzione energetica del nostro Paese e non dovrebbe essere ostacolato in questo percorso. Non stiamo chiedendo incentivi ma nemmeno che vengano inventati meccanismi che appositamente ostacolino lo sviluppo delle rinnovabili che hanno oramai raggiunto un livello di maturità che consente di parlare di grid parity