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Conto energia fotovoltaico, ecco come dovrebbe cambiare

Aumento del tetto di spesa e delle tariffe, entrata in vigore solo dopo ottobre, registro sopra ai 100 kW ed esonero per gli impianti delle zone terremotate. Premi eternit e Made in Europe. Sono queste alcune richieste 'imprescindibili' delle Regioni per il V Conto Energia fotovoltaico. Vediamo il decreto come dovrebbe essere modificato.

Aumento del tetto di spesa ed entrata in vigore solo dopo ottobre, registro solo sopra ai 100 kW e un esonero per gli impianti delle zone terremotate. Sono queste alcune delle richieste “imprescindibili” che la Commissione Politica Ambiente e Energia della Conferenza delle Regioni ha avanzato come condizione per il parere favorevole sul quinto conto energia fotovoltaico (vedi allegato, pdf). Ma andiamo a vedere tutte le richieste degli enti locali, che si spera vengano effettivamente incorporate nel decreto.

“Imprescindibile” per le le Regioni è che il quinto conto energia non entri in vigore prima del 1° ottobre 2012. Partirebbe solo qualora a tale data si sia superato da 30 giorni il valore complessivo di spesa di 6 miliardi (sempre più vicino).

Si chiede poi una deroga per gli impianti realizzati su edifici pubblici e su aree delle amministrazioni pubbliche: per questi il quinto conto energia partirebbe solo se entrano in esercizio dopo il 31 dicembre 2012.

Altra richiesta, che si innalzi il tetto di spesa: dagli aggiuntivi 500 milioni di euro all'anno della versione governativa, le Regioni chiedono si passi a 759 milioni/anno.

Infine si chiede che siano riviste al rialzo le tariffe per gli impianti sotto i 20 kW: per esempio per il primo semestre di applicazione si passerebbe, per impianti entro i 3 kW, da 237 a 292 €/MWh per la tariffa omnicomprensiva e da 155 a 210 €/MWh per la tariffa premio sull'autoconsumo (si vedano le tabelle in fondo all'allegato).

Ricompare – anche qui la richiesta è “imprescindibile” – il premio per il 'made in Europe': varrebbe per gli impianti il cui costo di investimento sia per non meno del 80% riconducibile a una produzione realizzata unicamente all'interno della Unione Europea. Ricompare anche il premio per la sostituzione dell'eternit. Entrambi i bonus proposti sono di 3 centesimi per kWh prodotto ma, novità importante, sono cumulabili tra loro.

“Imprescindibile” e molto importante anche la richiesta di tenere fuori dal famigerato registro gli impianti sotto i 100 kWp, quando il Governo aveva proposto una soglia di appena 12 kWp. Per questi le Regioni vogliono un tetto di spesa di 50 milioni di euro a semestre; qualora tale soglia venga superata “si procederà a ridurre le tariffe incentivanti di ciascun semestre successivo in modo proporzionale”.

Lo stesso meccanismo varrebbe per altri tipi di impianto che pure si vogliono esonerare dal registro: gli impianti a concentrazione e quelli integrati con caratteristiche innovative (tetto di spesa annuo 10 milioni a semestre per ciascuna delle due categorie), oltre a quelli delle amministrazioni pubbliche (20 milioni di tetto semestrale).

Niente registro – chiedono le Regioni – anche per gli impianti installati su edifici, capannoni e fabbricati rurali ricompresi nelle zone colpite dal terremoto purché costruiti o ricostruiti nel rispetto della normativa antisismica.

Per l'iscrizione al registro inoltre si chiedono semplificazioni burocratiche come la possibilità di produrre autocertificazioni. Mentre tra le richieste c'è anche una revisione dei criteri di priorità nell'accesso allo stesso. Si chiede che si porti in alto nella graduatoria nell'ordine la sostituzione dell'amianto e l'efficienza energetica e la realizzazione su siti bonificati; mentre retrocede nella lista il fatto che l'impianto chieda una tariffa ridotta del 5% rispetto a quella vigente alla data di entrata in esercizio.

Interessante poi che tra i criteri che danno priorità compaia anche il fatto che l'impianto (se non superiore a 200 kW) sia al servizio di attività produttive anche se attività e impianto  hanno proprietà diverse (mentre nella versione ministeriale si parlava di impianti di proprietà di aziende agricole e al servizio delle stesse). Una novità che potrebbe favorire modelli di business  “dietro il contatatore”, come i SEU, in cui un produttore venda l'energia del fotovoltaico al cliente direttamente senza passare per la rete (Qualenergia.it, SEU, la grid parity dietro al contatore?)

Il decreto con le modifiche chieste dalle Regioni (pdf)





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