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Un continente alla ricerca dell'efficienza

Il Parlamento europeo dà il via libera ai negoziati per una rapida approvazione della Direttiva sull’efficienza energetica. Ecco le misure vincolanti votate dal Parlamento. Un articolo di Monica Frassoni, Presidente della European Alliance to Save Energy (EU-ASE), pubblicato sull'ultimo numero della rivista bimestrale QualEnergia.

Il 28 febbraio 2012 i membri della Commissione energia del Parlamento europeo hanno votato a larga maggioranza il rapporto dell’europarlamentare Claude Turmes sulla proposta di direttiva sull’efficienza energetica presentata dalla Commissione europea lo scorso giugno. L’encomiabile sforzo dell’on. Turmes e dei relatori ombra di tutti i gruppi politici al Parlamento europeo ha permesso di trovare emendamenti di compromesso per ogni articolo della direttiva (a eccezione di quello sugli appalti pubblici) a partire dagli oltre 2.000 emendamenti presentati al testo legislativo.

I deputati della Commissione energia hanno dunque votato a favore sia di obiettivi obbligatori per l’efficienza energetica per ciascuno Stato membro, al fine di raggiungere il target europeo di risparmio del 20% di energia primaria entro il 2020, sia di efficaci misure vincolanti. Un eccellente risultato che rafforza notevolmente la proposta legislativa presentata dalla Commissione europea che prevedeva solamente misure vincolanti per supportare l’efficienza energetica.

In particolare, il Parlamento europeo ha votato a favore delle seguenti misure vincolanti:

  • l’istituzione di un sistema di obblighi di risparmio energetico in ogni Stato membro; i distributori e/o venditori di energia al dettaglio dovranno raggiungere un risparmio energetico cumulativo annuale fra i consumatori finali pari ad almeno l’1,5% del loro fatturato annuo di energia, in volume, della media dei tre anni precedenti. Il risparmio di 1,5% raggiunto ogni anno dovrà essere aggiuntivo rispetto ai risparmi conseguiti l’anno precedente e, importante novità, anche il settore dei trasporti dovrà essere incluso in questo sistema. La stessa Commissione europea dovrà definire entro il 1° gennaio 2013 una metodologia armonizzata per calcolare, monitorare e verificare i risparmi energetici conseguiti dalle parti obbligate. Tuttavia è contemplata la possibilità per gli Stati membri di adottare misure alternative e/o complementari per realizzare risparmi energetici equivalenti all’1,5% tra i consumatori finali: un opt-out che potrebbe minare e indebolire l’atteso impatto di questa misura;
  • dal 1° gennaio 2014 il 2,5% della superficie totale degli edifici di proprietà pubblica con metratura utile totale di oltre 250 m2 sarà soggetto annualmente a un profondo rinnovamento se non soddisferà i requisiti minimi nazionali di rendimento energetico. Il tasso del 2,5% dovrà essere una media nazionale e quindi non dovrà essere applicato a ogni costruzione pubblica. Inoltre, entro il 1° gennaio 2014 gli Stati membri dovranno rendere pubblico un inventario di tutti gli edifici di proprietà pubblica con una metratura utile totale di oltre 250 m2;
  • gli Stati membri dovranno ridurre, entro il 31 dicembre 2050, l’80% del consumo energetico dell’intero patrimonio edilizio esistente rispetto ai livelli del 2010, stimolando una completa ristrutturazione di tutti gli edifici. Entro il 1° gennaio 2014 gli Stati membri dovranno quindi definire piani nazionali per raggiungere questo obiettivo e obiettivi intermedi per il 2020, 2030 e 2040;
  • l’efficienza delle infrastrutture sarà migliorata anche tramite sistemi di demand response che dovranno essere l’oggetto di specifici piani d’azione nazionali;
  • gli appalti pubblici dovranno essere guidati da criteri che privilegino beni, servizi e costruzioni con prestazioni ad alta efficienza, tenendo conto del loro intero ciclo di vita.

L’11 aprile si è aperto ufficialmente il trilogo, il giro negoziale fra Parlamento, Consiglio e Commissione europea per raggiungere un accordo finale sul testo legislativo in questione, che la Presidenza di turno danese auspica di raggiungere entro giugno 2012. Tuttavia, gli Stati membri della UE hanno dato alla Presidenza danese un mandato negoziale abbastanza debole e confuso: i Governi hanno rifiutato l’obiettivo obbligatorio e hanno annacquato le misure vincolanti della direttiva. L’Italia e tutti gli Stati membri della UE hanno però un’imperdibile opportunità per creare numerosi posti di lavoro, ridurre le emissioni di CO2 e stimolare il mercato europeo dell’efficienza energetica.

È imperativo mantenere l’ambizione del testo legislativo adottato dal Parlamento europeo e trovare rapidamente un accordo per raggiungere il target europeo di risparmio del 20% di energia primaria entro il 2020.

Monica Frassoni, Presidente della European Alliance to Save Energy (EU-ASE)

L'artiolo è stato pubblicato sul n.2/2012 della rivista bimestrale QualEnergia, con il titolo "L'efficienza di un continente" (pdf)