Skip to Content
| Segui QualEnergia.it su Facebook Twitter LinkedIn

Competitività del solare, più vicina di quanto si creda

Un rapporto di Bloomberg New Energy Finance spiega perché l’elettricità da fotovoltaico è molto più vicina alla competitività con la generazione convenzionale di quanto molti decisori politici e commentatori ritengano. Vanno riconsiderati gli aspetti economici della tecnologia FV e comparati con più attenzione alle fonti fossili.

Uno studio curato da Bloomberg New Energy Finance (BNEF), di recente pubblicazione, spiega perché il fotovoltaico è già competitivo con la produzione elettrica convenzionale, anche se la percezione di politici e utility è diversa e spesso i metodi di calcolo comparativi non aggiornati.

Il documento, dal titolo “Reconsidering the Economics of Photovoltaic Power” (pdf), dimostra come il rapido e ingente calo dei prezzi di celle e moduli renda competitiva l’elettricità solare con i prezzi di vendita al dettaglio dei kWh nelle ore giornaliere. Un fatto che si sta verificando ormai in numerosi Paesi.

Le metodologie di calcolo per comparare fonte solari e convenzionali sono però spesso inadeguate, spiega il report, tanto da arrecare un diffuso pregiudizio nei confronti delle politiche per il  fotovoltaico.

Secondo gli autori inoltre la forte riduzione dei prezzi del fotovoltaico, circa il 75% in soli tre anni, non è da giudicare un elemento episodico perché non è collegabile che per una minima parte al fatto che ci sia una sovraccapacità di celle e moduli ma, più sostanzialmente, è un fatto legato alla forte riduzione dei costi di produzione.

Il lavoro di BNEF ritiene che sia fuorviante il concetto di “grid parity”, poiché sono troppi i fattori da considerare nel sistema elettrico. Per esempio, grid parity significa parità con il prezzo di vendita dell’elettricità al dettaglio o all’ingrosso? Le indicazioni sarebbero controverse. In Germania e in Italia infatti si sta verificando che il fotovoltaico porta al ribasso il costo dell’elettricità all’ingrosso in Borsa, anche se porta a un aumento dei prezzi dell’elettricità venduta al dettaglio. Anche il concetto di “levelized cost of electricity” (LCOE), cioè il costo dell’elettricità generata da differenti fonti nel punto di connessione, spesso mal si presta a una corretta comparazione tra fonte solare e fossile, richiedendo invece un’attenta interpretazione e trasparenza nei calcoli.

Un documento dunque che spiega perché e come il fotovoltaico stia diventando sempre più un player di primo piano nel sistema elettrico mondiale.





Commenti

LEI PERO' INSERISCA DATI CORRETTI

@ bonvini Se lei inserisce come 'ricavo' un valore di 8.4 c€/kWh sicuramente nessun tipo di impianto FV andrà mai in pari. Se però inserisce come ricavo il costo dell'energia elettrica che si paga in bolletta, diciamo 17-20 c€/kWh, le cose cambiano parecchio. Infatti il concetto di "grid parity" si basa sull'equivalenza tra costo di produzione dell'en.elettrica con impianto FV ed il costo di acquisto dell'en.elettrica dalla rete (per un utente finale) sottintendendo come condizione necessaria l'autoconsumo integrale dell'energia prodotta. La competitività del FV con la generazione convenzionale è sicuramente ancora molto lontana posto che gli impianti a carbone producono energia elettrica a, diciamo, 4 c€/kWh e quelli a gas a 6-7 c€/kWh.

Fate i conti bene.

Chi lavora nel settore - e conosce costi e spese accessorie per realizzare un impianto fotovoltaico - sa bene che la grid parity si ottiene solo con produzioni superiori a 1.500 kWh/kW. Cioè, indicativamente, dalla Puglia in giù. Nel Nord Italia, la grid parity non si raggiunge neanche con pannelli ed inverter a costo zero. Occorre però inserire i parametri reali di costo e ricavo. Ad esempio, per un impianto da 20 kW: Costi (installazione + cavi + quadri + strutture + servizi) 400 € (pannelli + inverter) 600 €; Ricavi (0,084 €/kWh); costi ricorrenti (manutenzione, oneri contatore) 350 €. Produttività (per tetto a 15°) 1.050 kWh/kW. Impiegate un qualunque simulatore e vi accorgerete che il conto non torna. Ma non il ritorno del 5%, non torna neanche la parità economica. Sopra 20 kW è ancora peggio. Gli oneri di accatastamento, l'IMU, i corrispettivi contatore (330 €), le pratiche UTF (Ag. Dogane), le pratiche urbanistiche (DIA, SCIA), le pratiche GSE (fuel mix, fatturazione) rendono ancora meno conveniente l'impianto. O eliminano tutta - ma tutta - la burocrazia, o gli incentivi sono inevitabili.

@ Roberto A mio parere la

@ Roberto A mio parere la definizione di "grid parity" è sempre stata univoca. La grid parity si raggiunge quando il costo dell'energia prodotta dall'impianto (LCOE) è uguale al costo dell'energia acquistata dalla rete (come utente finale). Ma caso strano adesso che in Italia siamo abbondantemente in grid parity si preferisce non dare tanto risalto alla cosa e si preferisce lasciare un V conto energia con incentivi abnormi (per non parlare del IV)... cosa veramente inspiegabile. Si è stabilito un tetto di spesa ma si consente a chi si costruisce un impianto FV di avere una redditività per il proprio investimento maggiore del 10% annuo quando invece abbassando gli incentivi e con lo stesso tetto di spesa si potrebbero installare molti più impianti.

Interessante... dopo che per

Interessante... dopo che per MESI e MESI la stampa "ambientalista" (voi inclusi) ha blaterato della famosa "grid parity che e' dietro l'angolo", con una faccia tosta incredibile scrivete questo articoletto dal quale si conclude che il concetto di grid parity non ha molto senso, dato che dipende da 1000 fattori. Complimenti vivissimi! Roberto

"Countries with higher

"Countries with higher electricity prices, such as Germany, Denmark, Italy, Spain and parts of Australia have already reached socket parity, defined here as the point where a household can make 5% or more return on investment in a PV system just by using the energy generated to replace household energy consumption" Quindi si conferma che gli incentivi previsti dal V conto energia sono effettivamente troppo generosi ed andrebbero riconsiderati quantomeno eliminando il bonus per l'autoconsumo.