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SEU, la grid parity dietro al contatore?

I Sistemi Efficienti di Utenza (SEU), che permettono di vendere a un cliente energia pulita non gravata da oneri di sistema e di dispacciamento, potrebbero essere la strada per rendere competitive le rinnovabili al diminuire degli incentivi. Ma sono ancora diverse le criticità da risolvere. Entro l'estate la delibera dell'Autorità.

Se un produttore di fotovoltaico, al Sud Italia, vendesse direttamente l'energia a una piccola-media impresa con elevati consumi diurni, facendola pagare 0,16-0,18 euro a kWh, il suo impianto si ripagherebbe da solo senza bisogno di incentivi, ha spiegato in una recente intervista a Qualenergia.it il professor Arturo Lorenzoni. Il futuro delle rinnovabili post-incentivi secondo molti si situerà in una relazione sempre più stretta tra produzione e consumo di energia. Vendere energia pulita senza passare dalla rete ma producendola direttamente in loco è una strada molto interessante: per il consumatore il vantaggio è quello di vedersi offrire una sorta di contratto con prezzi scontati e bloccati, per il produttore invece è quello di poter vendere elettricità senza che sul prezzo gravino imposte e oneri di sistema.

La grid parity dunque c'è già ed è dietro al contatore? In certi casi particolari potrebbe essere così. Nella maggioranza delle situazioni invece in questo momento un modello di business come quello ipotizzato da Lorenzoni probabilmente non reggerebbe senza incentivi, ma renderebbe comunque più convenienti le rinnovabili, permettendo di ridurli più velocemente. Per ora però tutto rimane sulla carta: lo strumento normativo che permetterebbe di realizzare un'ipotesi del genere  infatti, pur esistendo da molto tempo, è rimasto incompleto e i punti critici da risolvere sono tali da renderlo quasi inutilizzabile.

Stiamo parlando dei cosiddetti sistemi efficienti di utenza (SEU), al centro di un convegno tenutosi venerdì scorso al Solarexpo nel corso del quale è anche giunta la notizia che la delibera dell'Autorità per l'Energia che dovrebbe completare la normativa, attesa ormai da oltre 4 anni, è in arrivo “entro l'estate”.

Il SEU (definito dal Dlgs n. 115/08 come modificato dal Dlgs n. 56/2010) altro non è che una rete d'utenza interna riguardante al massimo due soggetti: un produttore  e un cliente finale presso il quale siano installati impianti a fonti rinnovabili o cogenerativi ad alto rendimento di potenza inferiore ai 20 MWe. In questi sistemi, appunto, l'energia prodotta e consumata all'interno della rete interna è esente dai corrispettivi tariffari di trasmissione e di distribuzione, nonché da quelli di dispacciamento e di copertura degli oneri generali di sistema, che restano invece applicati all’energia elettrica prelevata sul punto di connessione, ossia all'elettricità che il cliente preleva dalla rete esterna.

“Il SEU permette di realizzare in maniera virtuosa la generazione distribuita, utilizzando le fonti disponibili in luogo, prima fra tutte il solare, ma anche il gas per la cogenerazione, che nel nostro Paese è distribuito capillarmente – spiega Marco Pezzaglia, esperto di energia ad ex responsabile fonti rinnovabili all'Aeeg –  inoltre, come ha riconosciuto anche l'Antitrust nella segnalazione AS898, promuove la concorrenza nel settore energetico e, infine, spinge al fuel switching ossia a far risparmiare CO2 ai grossi consumatori”.

Il lato più discusso dei SEU, invece, è che esonerando dal pagamento degli oneri di dispacciamento e di sistema tutta l'energia autoconsumata, si vanno a trasferire questi costi su tutti gli altri utenti della rete. Come fa notare Gervasio Ciaccia dell'Aeeg, “anche se prelevano meno energia, questi punti di connessione pesano ugualmente sulla rete perché il sistema elettrico deve comunque garantire la flessibilità per soddisfare i loro fabbisogni quando l'autoconsumo non basta: dato che pagano (gli oneri, ndr) solo per la parte prelevata, in realtà scaricano i costi sugli altri utenti”.

In uno scenario estremo (e piuttosto improbabile) in cui tutta la pubblica amministrazione e tutte le PMI italiane di tutti i settori ricorressero ai SEU, è la stima presentata da Pezzaglia, il prezzo del kWh in bolletta, a causa di oneri redistribuiti su minori consumi, salirebbe del 5%.

Uno scenario che però, almeno per ora, sembra veramente remoto: i SEU al momento praticamente non si stanno facendo. A scoraggiare chi vorrebbe abbracciare questo modello di produzione ci sono vari ostacoli: innanzitutto quello dell'accesso al credito acuito da lacune e incertezze normative. Lacune che in parte si spera vengano risolte dall'attesa delibera dell'Autorità: doveva essere emanata entro 90 giorni dal Dlgs n. 115/08; l'ultimo documento di consultazione (DCO 33/11) Aeeg risale allo scorso agosto e, al convegno di venerdì, Ciaccia ha annunciato che la il provvedimento “arriverà entro l'estate”.

Diversi i punti da chiarire. Per esempio, spiega l'avvocato Emilio Sani, gli uffici delle Agenzie delle Dogane spesso non riconoscono i SEU in cui il produttore sia diverso dal cliente finale. Va poi chiarito come regolarsi nella gestione della morosità del cliente finale: il punto di connessione è unico, ma il produttore non può rischiare che il suo impianto venga staccato dalla rete (esterna) perché al cliente finale che non paga le bollette viene tagliata la corrente.

I SEU danno il massimo dei vantaggi se cumulati con lo scambio sul posto, che permette di compensare economicamente l'energia immessa nella rete con quella prelevata quando la produzione interna non è sufficiente a coprire i consumi. “Il ricorso a questo meccanismo è molto importante come garanzia per gli istituti che finanziano il produttore, che diversamente verrebbero dissuasi dal rischio, difficilmente prevedibile, insito nel disallineamento tra tempo di produzione e tempo di consumo”, spiega l'avvocato. Da questo punto di vista dunque è un ostacolo il fatto che lo scambio sul posto attualmente sia possibile  (per i privati) solo per impianti sotto ai 200 kWp e, stando allo schema attuale di quinto conto energia fotovoltaico, sia alternativo all'accesso agli incentivi.

Anche le tariffe omnicomprensive previste dal 2013 dal quarto conto energia nonché dalla bozza del quinto, che comprendono un premio per l'autoconsumo, potrebbero comunque essere allettanti per un SEU: “sarebbe però opportuno che nel nuovo conto energia venisse specificato esplicitamente che per energia autoconsumata si intende anche l'energia prodotta da un terzo nell'ambito di un SEU”, osserva Sani.

Se questi aspetti venissero chiariti sarebbe sicuramente un passo avanti. Ancora meglio sarebbe se si andasse oltre alcuni limiti impliciti nel SEU: per esempio  il vincolo di “immediata contiguità” dell'impianto di produzione al cliente, che ne rende difficile la realizzazione in alcuni contesti, o il fatto di consentire un solo cliente finale, che rende impossibile utilizzare questo strumento per dare energia, per esempio, a un condominio, a un centro commerciale o a un piccolo complesso industriale. Speriamo che il legislatore in futuro consideri anche questi elementi, perché sarebbe un modo lungimirante per promuovere la generazione pulita e distribuita affrancandola gradualmente dalla necessità di essere incentivata.

Foto titolo: ESPE spa

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Commenti

Ad oggi si sono viste scarse

Ad oggi si sono viste scarse applicazioni http://www.energyinlink.it/2012/05/regolazione-dei-servizi-di-connessione-trasmissione-distribuzione-misura-e-dispacciamento-nel-caso-di-sistemi-semplici-di-produzione-e-consumo-e-nel-caso-di-reti-private/

Scarsi rendimenti per chi non

Scarsi rendimenti per chi non conosce la materia. Il mercato offre ottimi rendimenti in questo momento.

Ma vi volete convincere o no...

... che il FV funziona solo come prodotto finanziario in tempi in cui la finanza tradizionale (azioni, obbligazioni, titoli, ...) offre scarsi rendimenti?

noto con stupore

noto con stupore l'osservazione di Gervasio Ciaccia dell'Aeeg che avete riportato nel presente articolo che vorrebbe dire che Ciaccia è contrario anche al risparmio energetico in quanto anche in questo caso è vera la sua affermazione “anche se prelevano meno energia, questi punti di connessione pesano ugualmente sulla rete perché il sistema elettrico deve comunque garantire la flessibilità per soddisfare i loro fabbisogni quando l'autoconsumo non basta: dato che pagano (gli oneri, ndr) solo per la parte prelevata, in realtà scaricano i costi sugli altri utenti”. spero vivamente che questa non sia la posizione ufficiale della AEEG che altrimenti riterrei molto grave!

Un’altra criticità è che

Un’altra criticità è che stiamo parlando di impianti di generazione con tempi di pay back dell’ordine dei 20 anni (FV) e dei 10 anni (cogenerazione) che venderebbero energia elettrica (ed eventualmente calore) ad una PMI. La PMI è per definizione dinamica, se l’attività va bene la PMI cresce e si sposta in una sede più grande, se va male si riduce o chiude, comunque difficile che rimanga uguale a se’ stessa per 10 anni. Difficiel per un produttore terzo pensare di poter riuscire a vincolare contrattualmente una PMI ad acquistare la sua energia per un periodo di 10 anni. Meglio rivolgere l’attenzione verso medie/grandi aziende consolidate (meglio se municipalizzate).