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La comunicazione e il conto energia, in cinque atti

Come la macchina della comunicazione, della stampa economica e del Governo hanno giocato un ruolo importante nel tentativo di fermare, o quantomeno frenare, le energie rinnovabili in Italia: la campagna sull'aumento dei costi dell'elettricità causati dalle rinnovabili, le fughe di notizie, le paure dell'Enel, la conferenza stampa dei ministeri.

Troverete questo articolo, assieme a molte altre analisi sulle dinamiche del sistema energetico nel nostro Paese e nel mondo, anche sul prossimo numero della nostra rivista bimestrale QualEnergia, in uscita a breve.

Le dinamiche comunicative che ruotano attorno al mondo dell'energia possiedono andamenti spesso in controtendenza rispetto a quelli dell'informazione e la vicenda del V Conto Energia Fotovoltaico e del Decreto Incentivi per le rinnovabili elettriche non fotovoltaiche ne è una prova.

Atto primo. I due interventi, molto pesanti per il settore delle rinnovabili in Italia, sono stati preceduti da una massiccia campagna "d'informazione" sull'aumento dei costi dell'elettricità causati dalle rinnovabili, che ha puntato molto sulla semplificazione del messaggio esattamente come era successo con il nucleare. «Troppi incentivi pagati in bolletta dai consumatori, con montagne di denaro che finiscono nelle mani degli speculatori fotovoltaici». Questo il messaggio che è arrivato dalle pagine di autorevoli giornali, meglio se economiche.

Atto secondo. Successivamente, preparato il terreno a livello di massa, sono stati inviati una serie di messaggi attraverso il più classico sistema di disinformazione: la fuga di notizie. Nel giro di ventiquattrore sono arrivate nelle redazioni ben due versioni del V Conto Energia, talmente peggiorative da far gridare le associazioni di categoria delle rinnovabili, che su tutta la vicenda, tra parentesi, non sono mai state consultate. Il tutto condito dal colpo di scena: la fonte. Documenti su carta intestata del Ministero dello Sviluppo Economico, infatti, risultavano essere redatti all'interno di Enel, la quale naturalmente smentisce. Secondo alcune fonti qualificate, infatti, non sarebbe la prima volta che il colosso energetico utilizza un "canale privilegiato" nei rapporti con le istituzioni, ma questa volta è scappato un "copia e incolla" di troppo.

Atto terzo. Qualche giorno dopo è arrivata un'intervista a un quotidiano nazionale nella quale Enel, attraverso le parole del proprio presidente Andrea Colombo, affermava: «Lo sviluppo delle rinnovabili, unito alla stagnazione della domanda, sta rendendo difficile la copertura dei costi di produzione degli impianti convenzionali, mettendone a rischio la possibilità di rimanere in esercizio». Un vero e proprio "coming out" con il quale Enel ratificava ciò che nel mondo delle rinnovabili si dice da tempo, ossia che lo scontro non sarà sulle tecnologie ma sui modelli di generazione, centralizzata contro distribuita, con il Governo dei tecnici chiaramente schierato per la prima.

Atto quarto. A indorare la pillola alquanto indigesta sono arrivate a più riprese le parole del Ministro dell'Ambiente Corrado Clini che per quanto riguarda la bolletta ha puntato il dito contro il Cip6 e il decomissioning nucleare, mentre ha difeso il settore delle rinnovabili, arrivando ad affermare che non si sarebbe dovuto ripetere l'errore industriale fatto con la telefonia negli anni 80 dove si è abbandonato un settore in decollo.

Atto quinto. Dopo tutto ciò, arriva la presentazione dei decreti. Con una conferenza stampa piazzata strategicamente nel tardo pomeriggio dell'11 aprile, ora in cui le pagine dei quotidiani sono già assegnate e i palinsesti dei telegiornali già decisi, si illustrano, senza documenti ufficiali ma solo con un comunicato e delle slide prive di tabelle precise, i provvedimenti, comunicando, e questo è il colpo da maestro, che l'Italia con questi provvedimenti «supererà ampiamente gli obiettivi europei del 20-20-20». È il colpo di scena. La nostra Italietta si affianca a giganti come Germania e Inghilterra e rivede, dopo anni di polemiche, gli obiettivi UE al rialzo.

Così il Governo fa il gioco mediatico delle tre carte e si aggiudica meriti che non ha, visto che l'obiettivo, per quanto riguarda le rinnovabili, è già a portata di mano grazie al boom dello scorso anno, ma non importa. Come non importa il fatto che con questi provvedimenti difficilmente si arriverà al traguardo, descritto dalla Bocconi, dei 260mila addetti al 2020 nel settore, visto che alcune aziende stanno già delocalizzando all'estero e potrebbero annunciare a breve licenziamenti in Italia.





Commenti

Scusa Roberto, tu vivi in

Scusa Roberto, tu vivi in Francia, paese che per le note ragioni non ha sperperato miliardi per le bieche rinnovabili. Quindi ha tantissimi soldi da investire in politiche per l'occupazione che producano, come dici, centinaia di migliaia di posti di lavoro. Ci puoi ricordare qual'è il tasso di disoccupazione in Francia e quali siano le principali tematiche della campagna per le presidenziali? Forse trovare una qualsiasi idea per diminuire i disoccupati, che crescono, nonostante i miliardi risparmiati dal non incentivo delle rinnovabili, teoricamente a disposizione? Forse per creare lavoro avere i soldi non basta, bisogna avere anche idee innovative... In generale, poi non ho capito cosa ci sia di male se le rinnovabili, oltre a produrre energia pulita e a darci una prospettiva per un cambio del sistema energetico che ci renda più autonomi e meno distruttivi sull'ambiente, producono anche occupazione, risparmio sulle sanzioni e energia a basso costo per le aziende che le usano (grazie agli incentivi, certo).... A sentire te sembra sia una colpa...

Sorpresa!

"con questi provvedimenti difficilmente si arriverà al traguardo, descritto dalla Bocconi, dei 260mila addetti al 2020 nel settore" ... ed io che ho sempre pensato che i pannelli FV servissero a produrre elettricita'!... e invece no, servivano, secondo i geni della Bocconi, a produrre posti di lavoro. Con 6 miliardi all'anno che spendiamo gia', o spenderemo a breve, potremmo creare quanti posti di lavoro?... a 40-50 mila Euro/posto fanno 120-150 mila posti... per non parlare di quanti corsi di aggiornamento e/o formazione a nuove attivita'... Mah... vorra' dire che continueremo a importare energia elettrica a basso costo dall'estero, meno male che se ne trova ancora... e se finisse o diventasse indisponibile?... R.

alsarago ha perfettamente

alsarago ha perfettamente colto il punto. C'è in atto un braccio di fetto fra i fautori dello status quo e coloro che vorrebbero cavalcare una nuova onda dagli effetti epocali. Non si può pretendere che il vecchio "blocco" si lasci spazzare via senza opporre resistenza. Questo è il momento della verità : o ci so ORGANIZZA veramente o è inutile brotontolare di come stanno tentendo di sgretolare sul nascere un settore che potrebbe davvero rivoluzionare il mondo dell'energia e quindi l'intera economia e quindi le nostre vite. Quando il gioco si fa duro...

Terapia

Sostanzialmente d'accordo con la diagnosi. Vediamo ora la terapia. Secondo me un primo, indispensabile passo, è quello di unificare le associazioni di aziende delle rinnovabili in un'unica grande "Confindustria verde": non è possibile che vadano agli incontri al ministero in 20, fra i quali varie microassociazioni dello stesso settore! Forse se non li invitano è anche perchè non hanno abbastanza sedie per tutti...Idem gli uffici stampa, non è possibile ricevere gli stessi comunicati da 3-4 piccoli, poco autorevoli uffici diversi, fatene uno solo, diretto da qualcuno ben addentro al mondo della stampa italiana, e parlate con un'unica, potente voce. Un'altra buona idea sarebbe comprare pagine sui giornali e magari spot TV e comunicare (facendovi scrivere i testi da esperti in comunicazione, però!) direttamente come stanno le cose agli italiani, magari spiegando quanto costerebbe l'elettricità oggi e quanto costerà in futuro, se non ci fossero le rinnovabili.

non è certo la capacità di

non è certo la capacità di comunicare che difetta agli italiani, quanto piùttosto quelle di pianificare, risolvere e agire

LE RINNOVABILI E I NOSTRI GOVERNANTI

UN'ALTRA DIMOSTRAZIONE SU COME I NOSTRI GOVERNANTI, CON L'AIUTO DEI MASS MEDIA, VOGLIONO DISTRUGGERE IL FUTURO DELLE RINNOVABILI IN ITALIA DETERMINADO, DI CONSEGUENZA, LA CHIUSURA DI MOLTE AZIENDE CHE DA ANNI INVESTONO NEL SETTORE E IL LICENZIAMENTO DI MIGLIAIA DI LAVORATORI. GLI INCENTIVI ALLE RINNOVABILI DOVEVANO DARE L'IMPULSO AL LORO SVILUPPO FINO A QUANDO SAREBBERO STATE IN GRADO DI CAMMINARE DA SOLE, FINO AL RAGGIUNGIMENTO DELLA GRID PARITY. ESSI DOVEVANO ESSERE MODULATI GRADUALMENTE VERSO IL LORO ANNULLAMENTO E NON, NEL MODO ATTUATO DAI NOSTRI GOVERNANTI, A GRADONI REPENTINI E RETROATTIVI. PREVALGONO SEMPRE GLI INTERESSI DELLE LOBBY DEI PRODUTTORI CONVENZIONALI DI ENERGIA. PER FORTUNA CHE DOBBIAMO SVINCOLARCI DALLA DIPENDENZA DALLE IMPORTAZIONI DI PETROLIO E GAS....... PER FORTUNA CHE DOBBIAMO RIDURRE LE EMISSIONI DI CO2 IN ATMOSFERA....... PER FORTUNA CHE DOBBIAMO STIMOLARE L'ECONOMIA AD USCIRE DALLA RECESSIONE IN ATTO.........