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Una riflessione sui decreti per le rinnovabili

Gli errori del Governo sui decreti per le rinnovabili e sul quinto conto energia FV e le necessarie reazioni che spettano adesso alle Associazioni di categoria, da definire a partire dal prossimo incontro degli "Stati Generali sulle rinnovabili e l'efficienza energetica" che si terrà il 18 pomeriggio a Roma con la presenza delle Regioni.

 La presentazione dei decreti sulle rinnovabili elettriche (vedi testo) e del quinto conto energia (vedi testo), i ritardi sul decreto per le rinnovabili termiche, meritano una riflessione che potremmo sintetizzare elencando schematicamente gli evidenti errori del Governo e i compiti che spettano alle Associazioni di categoria in questo momento critico per tutto il settore.

Cosa non doveva fare il Governo:

  • Ritardare di oltre mezzo anno la pubblicazione dei decreti sulle rinnovabili elettriche, con il risultato di bloccare interi settori tecnologici.
  • Avere fatto uscire dai Ministeri bozze non autorizzate che, è questo il caso del fotovoltaico, hanno provocato il congelamento dei finanziamenti bancari.
  • Non avere ancora definito i decreti sulle rinnovabili termiche né stabilito gli obiettivi sui certificati bianchi, con ripercussioni anche in questo caso sui comparti coinvolti.
  • Non avere consultato le Associazioni del settore.
  • Introdurre meccanismi, è il caso dei registri, per controllare con camicie di forza le installazioni, anziché puntare a un'autoregolamentazione del mercato con incentivi progressivamente inferiori al superamento di soglie di potenza.

Cosa deve fare il mondo delle rinnovabili e dell’efficienza:

  • Far compiere un salto di qualità al Coordinamento delle Associazioni che si è creato,  in modo da potersi confrontare con maggiore efficacia con il Governo.
  • Utilizzare con intelligenza  gli Stati generali a Roma mercoledì 18 pomeriggio per interfacciarsi da un lato con le Regioni per migliorare i decreti su rinnovabili elettriche e fotovoltaico e per confrontarsi dall'altro con i Ministeri sul decreto delle rinnovabili termiche e sui provvedimenti sull’efficienza energetica.
  • Chiedere con forza che venga definita una strategia energetica nazionale con obiettivi al 2020, 2030 e 2050.
  • Sollecitare con forza il Governo per un programma per la ricerca e l’innovazione in modo da consentire alle nostre imprese di rafforzarsi e competere (Industria 2020).
  • Non lasciarsi abbattere: intervenendo sui decreti in maniera incisiva è possibile aprire un percorso interessante con il 35% di elettricità verde nel 2020 e il 50% nel 2030; anche le rinnovabili termiche dovranno giocare un ruolo decisivo nei prossimi anni con obiettivi ambiziosi da raggiungere.
  • Sull’efficienza energetica la nuova Direttiva europea prevede obiettivi vincolanti al 2020 aprendo spazi notevoli di intervento.
  • Alcune aziende potranno presentarsi con buone carte sui mercati internazionali che si stanno aprendo grazie all’esperienza accumulata in questi anni.

 

 

 





Commenti

Generazione distribuit verso controllata

Purtroppo il governo difende un modello di generazione dell'energia centralizzato. Non potrebbe essere diversamente dato che controlla Eni, Enel e le utiliy maggiori attraverso gli enti locali (A2A, iren). Inoltre il "cartello" delle fonti fossili (Edison, EDF, Suez, Eon) ha senz'altro più potere di incidere sulle scelte governative di quanto possano le (troppe) associazioni delle rinnovabili. Basta leggere le dichiarazioni di Colombo - Enel "le rinnovabili rendono difficile la copertura dei costi delle centrali fossili" (come dire: ogni kWh con le rinnovabili è un kWh perso per noi) e di Scaroni "la fonte principale dell'Italia è il gas" (tradotto: abbiamo accordi take-or-pay per miliardi di m3 e non possiamo pagare penali per far contenti altri). La generazione distribuita è, invece, in mano a tanti soggetti produttori senza sponsor politici. Toglie potere alle aziende di Stato, luoghi di raccolta e spartizione di consensi. Temo che per le rinnovabili la stagione sia verso la fine. Con le tariffe proposte dal V Conto Energia - anche considerando il premio amianto, che non è poi così chiaro che sia confermato - impianti su tetto al Nord non sono sostenibili come investimento. Un tasso interno di progetto del 3-4% non remunera il capitale nè garantisce il debitore per la parte a debito. Potranno solo i pochi in gradi di autofinanziarsi (o di offrire garanzie reali) e di sobbarcarsi l'immane peso della burocrazia e delle tasse/spese, particolarmente pesanti per gli impianti industriali (UTIF, fideiussioni Enel, spese GSE, accatastamenti, IMU).

per il fotovoltaico il futuro è ormai solo cinese

É un governo di professori! Avete mai sentito un professore che si lascia consigliare? Il VI Conto energia ha prodotto la chiusura di una fabbrica ove risiedo con la creazione di un problema sociale legato a 200 licenziamenti in una piccola comunità. La motivazione del taglio delle tariffe al fotovoltaico del 35% con il V è stata motivata da un ministro utile a bloccare il finanziamento della produzione cinese. Con la chiusura delle fabbriche di pannelli in Italia, si installeranno solo pannelli cinesi perché la penetrazione dei prodotti cinesi è favorita da regole che favoriscono il dumping sociale. Spero solo che questo governo non venga ricordato tecnicamente "arteriosclerotico".

fotovoltaico: problema politico, non tecnico

Manca un punto nell'elenco di Silvestrini del cosa deve fare il mondo delle rinnovabili: dire con chiarezza che il governo ha l'obiettivo politico di fermare il fotovoltaico e che quindi il problema è, appunto, politico; le bozze del V contoenergia sono ben(pre)meditate e i loro contenuti non sono frutto di sottovalutazioni di dati tecnici, ma di un progetto concreto. Al cosa fare aggiungerei ancora tre punti: - l'arcipelago FER non è soggetto politico, ma può fare opinione e creare consensi su un proprio progetto con cui la politica sia costretta a fare i conti (un pò come i partiti degli anni '80 dovettero "adattarsi" alle tematiche ambientali per paura di pereder voti con le liste verdi ...); - progettare e costruire rapidamente un'"alleanza" fra FER e metano basata sull'abbattimento di CO2 e polveri sottili; - lanciare una vertenza delle regioni merdionali (in troppi casi ancora da sensibilizzare), cui lo stop al fotovoltaico e all'eolico sottrae la risorsa sole e vento: l'utilizzo (finalizzato al loro recupero) del solo 20% dei 3.325.000 ettari di aree a rischio desertificazione sarebbe sufficiente a coprire l'intero fabbisogno energetico nazionale e porterebbe nelle casse delle regioni (a federalismo fiscale attuato)circa 8,6 miliardi di euro l'anno dalla tassazione dei profitti sulla sola vendita di energia, somma in grado di costruire subito quella sensibilizzazione mancante. Piero Tronca