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Rinnovabili e fossili, fotografie dello scontro

La domanda elettrica cala, la produzione da rinnovabili aumenta e quella da termoelettrico scende. A marzo il fotovoltaico ha pesato per il 7,6% della produzione e il 6,4% della domanda. Le nuove rinnovabili in 12 mesi hanno quasi raddoppiato il loro contributo che, specie nel picco diurno, mette in difficoltà i produttori da fonti convenzionali.

La domanda di energia elettrica è in flessione mentre il contributo delle rinnovabili in un anno è esploso. La produzione da fotovoltaico e quella da eolico sono aumentate rispettivamente del 347% e del 48% rispetto allo stesso trimestre dell'anno scorso e le nuove rinnovabili pesano sempre di più, specie nel picco diurno. Per capire lo scontro tra vecchie e nuove fonti in atto nel sistema elettrico italiano, una fotografia molto utile è quella che offre l'ultimo consuntivo di Terna su produzione e domanda di elettricità riferito a marzo 2012 (vedi allegato).

Vi si legge che nel mese appena concluso la richiesta di energia elettrica in Italia (27,4 miliardi di kWh) è stata del 5,2% in meno rispetto allo stesso mese del 2011 (il 4,9% in meno considerando le differenze di temperatura e calendario). Se invece consideriamo trimestre su trimestre, la richiesta è scesa dell'1,9%. In calo anche la richiesta massima, 48.478 MW, registrata martedì 6 marzo alle ore 12, il 5,6% in meno rispetto a marzo 2011. Qualche anno fa (per esempio nel 2008), ricordiamo, le punte di domanda erano attorno ai 50mila MW.

In questo quadro di flessione della domanda si sono inserite le nuove rinnovabili, soprattutto fotovoltaico ed eolico, con numeri che iniziano a pesare seriamente. Come detto, la produzione dal sole e quella dal vento sono aumentate rispettivamente del 347% e del 48% rispetto allo stesso trimestre dell'anno scorso e del 327% e del 15% considerando solo i mesi di marzo. In compenso la produzione da termoelettrico è scesa dell'11% considerando mese su mese e del 2,9% considerando il trimestre, mentre, a causa della siccità di quest'inverno, l'idroelettrico ha visto il suo contributo diminuire di oltre il 30% sia considerando marzo che il dato sul trimestre.

Insomma, le nuove rinnovabili crescono, a scapito delle fonti convenzionali. Il fotovoltaico a marzo 2012 è arrivato a coprire il 7,6% della produzione (al netto delle importazioni) e il 6,4% della domanda. L'eolico più del 5% della produzione e il 4,2% della domanda. A marzo 2011 le rinnovabili (idroelettrico escluso) pesavano per il 6,5% della produzione (calcolata al netto dei servizi ausiliari delle produzioni e dei consumi per pompaggi, vedi grafico), un anno dopo il loro contributo è quasi raddoppiato, arrivando al 12,3%. In parallelo è sceso il contributo delle centrali termoelettriche: dal 67,3% di marzo 2011 al 62,4% di marzo 2012 (vedi grafico).

Ad acuire la competizione tra fossili e fonti pulite c'è il fatto che queste ultime danno il loro maggior contributo nelle ore della giornata che corrispondono al picco diurno della domanda: si veda il grafico sotto che mostra la composizione dell'offerta nel giorno di massima richiesta, lo scorso 6 marzo.

Quello che queste dinamiche stanno comportando a livello di mercato elettrico lo abbiamo spiegato nei giorni scorsi (Qualenergia.it, Un cartello delle fossili per difendersi dal fotovoltaico? e Fossili contro rinnovabili: ora la bioraria conviene meno). Prima dell'esplosione del fotovoltaico alla Borsa elettrica c'erano due picchi di prezzo, uno di giorno, verso le 11 di mattina, e uno di sera, verso le 18-20. Ora il picco delle 11 di mattina è praticamente scomparso ma 'in compenso' il picco di prezzo serale è salito alle stelle.

Il fotovoltaico, assieme alle altre rinnovabili, producendo a costi marginali nulli (non serve più combustibile per dare un kWh in più), di giorno fa concorrenza alle centrali tradizionali e riesce a contenere il prezzo dell'energia. A rimetterci sono i produttori da fonti tradizionali, specie chi ha investito in nuovi impianti a ciclo combinato, che durante il giorno deve spesso tenere ferme le centrali, con evidente danno economico. L'ipotesi di Qualenergia (supportata da esperti quali G.B. Zorzoli e Davide Tabarelli e che la stessa Assoelettrica non smentisce) è che dietro l'impennata del prezzo nel picco serale ci sia il tentativo dei produttori da fonti convenzionali di rifarsi dei guadagni erosi nella fascia diurna. Un fenomeno che Autorità e Antitrust dovrebbero indagare, visto che potrebbe nascondere un cartello, e che ci mostra come ormai siamo in pieno scontro tra le nuove fonti energetiche e gli interessi di chi si oppone al cambiamento in atto.

Allegati




Commenti

Scontro tra rinnovabili e fossili: lotta impari

Al di là di qualsiasi questione economica o politica qui si sta giocando sul futuro della terra e di cosa lasceremo ai nostri figli. Senza parlare della disoccupazione che si sta creando fermandosi le rinnovabili. Erano, da sole, più del 5% del PIL! Dove andranno a ricadere questi costi sociali? E quante famiglie si troveranno senza il necessario per vivere? A me sembra alquanto scandaloso pensare, con un colpo di spugna, di fermare di botto un settore che fino a ieri era fiorente solo per dei giochi finanziari ad alto livello. Saranno sempre i poveri lavoratori dipendenti a dover pagare per tutti. Mauro

che periscano pure!

Periscano pure, con i profitti che macinano ed hanno macinato in passato, come dispiacersene... No, vabé, è chiaro che la questione richiede di cambiare la gestione e la tecnologia: serve più possibilità di trasferire l'energia ove serve momento per momento, servono sistemi per gestire il consumo in funzione della disponibilità "real time", ma forse anche adattanto gli orari della bioraria si otterrebero vantaggi (non più dalle 8 alle 19 dei lavorativi, ma dalle 8 alle 12 e dalle 15 alle 22 (pausa pranzo!!)). E servono anche sistemi di accumulo Per accumulare quando c'è eccesso e rilasciare quando c'è necessità. Ciao

Ottimo articolo, a parte la

Ottimo articolo, a parte la "dimenticanza" di citare l'aumento del 2,8% dell'import dall'estero... Comunque, al di la' dell'esistenza del cartello o meno, cosa che conoscendo il modo di fare affari in Italia non mi choccherebbe piu' di tanto... direi che i proprietari delle centrali termiche, messe su in tempi precedenti al boom scandalosamente "incentivato" delle rinnovabili, non hanno altra via d'uscita, sono stati messi con le spalle al muro, o "cartellano" assieme o periscono, non rientrano piu' dai prestiti accesi con le banche... tra l'altro questa ipotesi e' scritta chiaramente in recentissimi documenti del GME, mi pare che scopriate l'acqua calda, in un certo senso... Roberto