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Ecco a chi danno fastidio le rinnovabili

Dietro agli ultimi possibili schiaffi alle enegie rinnovabili, le bozze di quinto conto energia e il decreto rinnovabili elettriche, non ci sarebbe tanto la questione del loro peso in bolletta, ma uno scontro tra paradigmi energetici. Le rinnovabili danno fastidio agli interessi precostituiti del vecchio modello. G. B. Zorzoli ci spiega come.

Cosa c'è dietro gli ultimi attacchi alle rinnovabili, ossia quelle bozze così penalizzanti del quinto conto energia e del decreto per le altre rinnovabili elettriche circolate nei giorni scorsi? Per qualcuno la motivazione ufficiale, cioè il peso degli incentivi in bolletta, sarebbe secondaria. Quello in atto sarebbe invece lo scontro tra due paradigmi energetici: quello che abbiamo avuto finora, centrato sulle grandi centrali a fonti fossili, e uno nuovo, in cui le fonti pulite non sono più marginali e hanno iniziato a danneggiare gli interessi costituiti del vecchio modello, che per reazione cercano di contrastare il cambiamento.

Ne parliamo con l'ingegner G.B. Zorzoli, esperto di energia, che in passato è stato per anni nel consiglio di amministrazione di Enel (dal 1987 al 1993) e che ora è presidente della sezione italiana dell'International Solar Energy Society.

Zorzoli, il peso crescente delle rinnovabili nel sistema elettrico sta dando fastidio? Come?

Limitandoci all'aspetto economico, in Italia si è investito troppo in impianti a cicli combinati: investimenti per circa 25 miliardi di euro. Si è così arrivati a  una sovracapacità produttiva che rimarrebbe, seppur in misura minore, anche se non ci fossero le rinnovabili. D'altra parte, che le rinnovabili ci sarebbero state si sapeva: c'era stato prima il protocollo di Kyoto e poi il pacchetto europeo clima-energia. Di fatto già l'anno scorso alle rinnovabili cosiddette tradizionali, ossia idroelettrico e geotermia, si sono aggiunti circa 30 TWh di produzione dalle nuove rinnovabili, soprattutto eolico, biomasse e fotovoltaico: una cifra decisamente rilevante, circa il 10% del consumo lordo totale. Questo, oltre tutto in un periodo di domanda contenuta, è andato a incidere sul funzionamento dei cicli combinati, non tanto degli impianti più vecchi - che sono ancora incentivati con il Cip6 e come le rinnovabili hanno priorità di accesso alla rete – quanto su quella fetta dei più nuovi in cui si è investito di recente. Questi per ripagarsi dovrebbero funzionare circa 4-5mila ore l'anno, invece ne stanno funzionando, quando va bene, 3mila. Il ridotto uso dei cicli combinati si traduce anche in miliardi di metri cubi di gas in meno, con un innegabile vantaggio in termini ambientali e di bilancia dei pagamenti, ma con un danno economico per chi vende gas.

Quali sono i soggetti più danneggiati da questo fenomeno?

La risposta sta nella scissione che c'è stata recentemente in Assoelettrica, l'associazione dei produttori elettrici di Confindustria. Le aziende che sono uscite, hanno dato vita a una nuova associazione di cui questo è uno dei temi fondanti (Sorgenia, GDF Suez, Tirreno Power, EGL e RePower che hanno fondato Energia Concorrente, ndr). Questi sono i più danneggiati, ma anche gli altri lo sono e in proporzione a quanto hanno investito in cicli combinati.

Quanto sta pesando sul mercato elettrico il cosiddetto merit order effect, ossia il fatto che il contributo del fotovoltaico spinga in basso i prezzi dell'elettricità nel picco diurno?

I dati sulla borsa elettrica pubblicati dal GME parlano chiaro. Prima c'erano due picchi di prezzo, uno di giorno, verso le 11 di mattina, e uno di sera, verso le 18-20. Ora il picco delle 11 di mattina è scomparso e in compenso è aumentato il picco serale. Per esempio, martedì 13 marzo tra le 18 e le 20 il prezzo del MWh nel cosiddetto mercato del giorno prima era di 165 euro, cioè 2 volte quello del primo pomeriggio e 4 volte quello della notte. Cosa succede? A quell'ora, i produttori che ci rimettono nella fascia diurna cercano di rifarsi.

Sembra che il picco di prezzo serale sia aumentato per compensare l'abbassamento dei prezzi di giorno dovuto al fotovoltaico. Si può ipotizzare che dietro ci sia un'operazione di cartello da parte di quegli operatori che si sono visti penalizzati dalla scomparsa del picco di prezzo diurno?

Io non posso affermare che ci sia un cartello, ma è verosimile che cerchino di rifarsi e se fossi nell'Antitrust un'occhiata ce la darei.

Il picco serale del prezzo potrebbe essere smussato ricorrendo all'apporto degli accumuli da pompaggi idroelettrici. Cioè prendendo energia da lì quando la richiesta sale in fascia serale. Ma questi ultimamente sembrano sottoutilizzati. Si può vedere anche dietro a questo un interesse a mantenere alti i prezzi del picco serale?

È un dato di fatto che i pompaggi idroelettrici siano sottoutilizzati: il loro contributo è circa un quarto rispetto a quello che era dieci anni fa. Una spiegazione è che i cicli combinati già funzionano poco: quando serve elettricità si fanno lavorare questi anziché utilizzare i pompaggi. Un'altra spiegazione è di natura tecnico-economica: sappiamo che i pompaggi fanno recuperare solo il 70% dell'energia spesa per pompare l'acqua in salita, operazione che si fa nelle fasce di minor richiesta, come di notte, quando l'elettricità è venduta a poco più del prezzo del combustibile. Ora, purtroppo, negli impianti a cicli combinati, che sono quelli marginali (quelli che vengono accesi o spenti in base alle necessità, ndr), il combustibile pesa più del 70% del costo complessivo del kWh: in pratica non conviene usarli per accumulare energia nei pompaggi di notte. E ovviamente in un'economia di mercato non si può chiedere a chi ha i cicli combinati di rimetterci solo per utilizzare appieno i pompaggi.

È ipotizzabile che invece i sistemi di accumulo a pompaggio idroelettrico con un'ulteriore crescita delle rinnovabili ricomincino a essere sfruttati di più?

Attualmente si potrebbe usare l'eolico, che produce di notte, ma mentre i bacini di pompaggio sono quasi tutti al Nord la potenza eolica è concentrata al Centro-Sud. La cosa potrebbe invece avvenire vantaggiosamente se ci fosse un alto sviluppo di centrali a biomassa al Nord.

Come hanno rivelato alcune analisi della bozza sugli incentivi alle rinnovabili elettriche diffusa ieri, non sembra essere tanto il costo degli incentivi in sé a spaventare il Governo. Il nuovo decreto, come si sta delineando, farebbe risparmiare solo circa il 5% all’anno al 2020. Sembra piuttosto che, attraverso il meccanismo dei registri che contingentano lo sviluppo delle varie fonti, si voglia tutelarsi dalla perdita di controllo sull’installato delle rinnovabili. Ci si può vedere, più che una preoccupazione per la bolletta, un desiderio di non veder turbato lo status quo del sistema elettrico?

Non c'è dubbio che sia in corso una campagna, anche giornalistica, che tende a mettere in cattiva luce la produzione elettrica da rinnovabili. Ora, non si può negare che le rinnovabili termiche siano state finora penalizzate, ma la mia sensazione non è che si voglia risparmiare sulle rinnovabili elettriche per dare alle termiche, tant'è che le bozze circolate sugli incentivi alle termiche non sono migliori: anche lì si vuole far tirare la cinghia. Se si vuole tagliare sulle rinnovabili elettriche è perché l'assetto elettrico immaginato in assenza delle rinnovabili sta avendo dei problemi: non solo per  la questione dei cicli combinati che funzionano a scartamento ridotto, ma anche per altre ragioni, come la necessità di adeguare la rete elettrica. Si sta imponendo un cambiamento di paradigma che sposta interessi e investimenti da un settore all'altro, come in ogni cambiamento di questa portata, poco o tanto, qualcuno vince e qualcuno perde. C'è evidentemente una grossa pressione per contenere questo rischio da parte di quelli che ne sarebbero penalizzati. Anche le rinnovabili termiche danno fastidio: non intervengono sulla rete elettrica, però anche loro fanno risparmiare gas. Ci sono interessi precostituiti che vedono non solo il sistema elettrico, ma il sistema energetico nel suo complesso, investito da una trasformazione e, ovviamente, si oppongono.

Ma, dal punto di vista del bene comune, finalità che dovrebbe essere del Governo, i provvedimenti che cercano di frenare questa transizione energetica sul lungo periodo tutelano gli interessi del Sistema-Paese?

Secondo me assolutamente no. Siamo un Paese fortemente dipendente dall'importazione di combustibili fossili, e lo sviluppo delle rinnovabili, oltre a tutelare l'ambiente e a creare nuove attività produttive, riduce drasticamente la dipendenza dall'estero, sia in termini di sicurezza che in termini di bilancia dei pagamenti. Per concludere con un accenno autocritico, devo dire che, se tutte le Associazioni che operano nelle rinnovabili trovassero un'unità e se ciascuno sacrificasse un po' del proprio particulare per uno sviluppo più equilibrato e armonico delle rinnovabili, forse sarebbe meglio, perché saremmo tutti più forti e convincenti.





Commenti

E non e' curioso anche...

E non e' curioso anche che ci si ricordi che la tutela del patrimonio paesaggistico è un dovere prioritario sancito dalla Costituzione, solo quando c'e' da fermare i generatori eolici? Abbiamo deturpato per decennni, e stiamo ancora deturpando, le campagne, i borghi e le coste, con orribili edifici, capannoni, centri commerciali, distributori, elettrodotti, antenne, parabole, motori dei condizionatori... Abbiamo dato in mano a deliranti geometri comunali la tutela del nostro paesaggio che infatti e' stato sventrato per anni, e lo e' tuttora quotidianamente, in nome del progresso, della mobilita', del dio automobile (incentivato). Abbiamo osannato architetti paranoici che hanno creato per decenni orribili periferie. E adesso mi dite che l'eolico rovina il paesaggio? Non lo rovina affatto, specialmente se confrontato con gli orrori che nessuno ha mai contestato. E in piu' produce dei vantaggi in termini di creazione delle condizioni per un vero mercato dell'energia libero da monopolisti, e in termini ambientali. Non e' curioso che ci si ricordi del paesaggio soltanto quando si tratta di proteggere i privilegi di Enel e di Eni?

Non è curioso, caro Pinelli,

Non è curioso, caro Pinelli, è un effetto indotto dalla persistenza che l'immagine dell'incentivo sostanzioso e del denaro che rappresenta ha sulla retina. Il povero soggetto incentivato perde diverse diottrie e non capta più lo scempio nella sua interezza.

notizie

Curioso come tutti voi, interessati ciecamente allo sviluppo dell'eolico, continuiate a tacere sui gravissimi e irreversibili danni che le gigantesche ( e inutili) torri eoliche stanno causando ai paesaggi italiani, dimenticando che la tutela del patrimonio paesaggistico è un dovere prioritario, sancito dalla Costituzione. Vi siete mai domandati come mai associazioni ambientaliste del calibro degli Amici della Terra, di Italia Nostra, di Mountain Wilderness, della LIPU, ecc, da anni tenacemente tentino di opporsi al dilagare di questa barbara aggressione ai valori identitari, estetici, culturali, economici dei paesaggi italiani? Lo sviluppo dell'eolico industriale, drogato fino a ieri dagli incentivi più alti d'Europa, ha portato vantaggi solo a chi le pale le costruisce e propaganda e - forse - ai loro corifei. Non certo alla comunità nazionale.

Bettanini tre

Ma come si fa a parlare di eguali diritti per chi investe in una tecnologie energetica o un'altra? Mica sono la stessa cosa! La centrale Enel di Brindisi - dati Agenzia Europea Ambiente - produce danni sociali (sanitari e ambientali) quantificati in 700 milioni di euro (nel solo 2009) a fronte di extraprofitti Enel pari alla stessa cifra (cioè Enel ricava esattamente per quanto inquina...) Vista tale porcheriola, chi fa rinnovabili e investe in energia pulita che extraprofitti dovrebbe avere visto che non produce danni sociali di nessun tipo (se non i mal di testa ai vertici Enel)? E poi, questa mi piacerebbe proprio, perchè non si tolgono gli incentivi alle fonti assimilate e fintamente rinnovabili, semmai?

Bettanini, due

Bettanini, due osservazioni 1) Si potrebbe dire, con più precisione, chi ha investito nelle centrali a gas, costruendone troppe per seguire previsioni di crescita dei consumi assolutamente irrealistiche, adesso si trova nei guai, perchè non riesce a farle funzionare tutte, quanto dovrebbero per far fronte ai propri impegni. Forse, più che le rinnovabili, il problema è questo... 2) L'investimento nelle rinnovabili non è un capriccio per far contenta Greenpeace, ma un investimento strategico per il futuro, deciso da forze democraticamente elette, che prevede il progressivo abbandono delle fonti fossili, sia per motivi economici, che di sovranità nazionale, che ambientali. Non si può, in questo processo, salvare capra e cavoli, qualcuno verrà travolto dal cambio di modello energetico, e a essere travolto sarà chi ha investito negli anni scorsi (quando era già ampiamente chiaro dove andasse a parare la trasformazione energetica) in fonti "vecchie". In fondo è come sentire i conducenti di carrozze a cavallo di inizio '900 che si lamentano del denaro pubblico speso nell'asfaltatura delle strade, che serve solo alle auto "Io ho speso un sacco di soldi in un nuova carrozza e finimenti, e vedo buttare via tutti questi soldi pubblici per quelle diavolerie meccaniche, che mi sottraggono pure clienti..." . La differenza è che i conducenti di carrozze, non avevano il potere economico, mediatico e politico che hanno i signori dei "fossili"...

Chi ha investito nelle

Chi ha investito nelle centrali a gas ha gli stessi diritti di chi ha investito nelle rinnovabili. Le le quote di produzione delle centrali a gas non possono essere sostituite in nome di una fantomatica "democrazia energetica" da parte di fonti rinnovabili che a differenza delle centrali a gas non operano secondo regole di mercato ma godono di incentivi, priorità di dispacciamento, ritiro dedicato e scambio sul posto. Nei fatti noi consumatori ci troveremo a pagare sia per la capacità delle centrali a gas sia per le rinnovabili... con un aumento del costo dell'energia.

sempre miopi

il Dott. Zorzoli ha ragione. Se chi ha investito in centrali a gas ora si sente minacciato, dovrebbe ampliare la torta invece di far guerra alle rinnovabili. Ampliare la torta per me significa fare pressioni per ampliare in modo deciso il parco di auto elettriche. in questo modo avremmo decine di migliaia di mini centrali (auto tradizionali) che inquinano tolte dalla circolazione sostituite da poche grandi centrali (centrali a gas) che possono essere monitorate e controllate ai fini dell'abbattimento dei gas bruciati per produrre energia. In questo gioco virtuoso ci sarebbe spazio per tutti e le città ne guadagnerebbero in termini di aria pulita in più.

finalmente

Incredibile come ci sia voluto tanto per mettere in chiaro in poche righe come stanno le cose. Con i Paesi piu avanzati che discurono di rinnovabii al 100%, in Italia si frena mentre siamo appena al 20% della sola fonte elettrica primaria. E il governo dei tecnici senza visione pensa atrivellare alle Tremiti e a far navigare gasiere nell'Adriatico.

Se il governo avesse un

Se il governo avesse un decime della competenza, visione, lungimiranza e lucidità di questo ottantenne, un tempo nuclearista, saremmo a cavallo... Molte delle cose che dice rispecchiano esattamente le conclusioni a cui ero arrivato, con la mia poca competenza, semplicemente informandomi qua e là, compreso il sospetto di un "cartello del gas" e la necessità che l'authority dia un'occhiata al prezzo della prima serata. Aggiungerei: visto che stiamo scontando le conseguenze di uno sconsiderato boom di centrali a gas, potremmo evitare di avere anche un boom di rigassificatori? Prima, cioè, di farne fare una ventina per dimostrare che "non si dà più retta alle paure ambientaliste", si potrebbe calcolare esattamente quanti ce ne serviranno in futuro? Altrimenti finirà che, fra qualche anno, per far lavorare i rigassificatori su cui, poverini, hanno investito tanto, si trovino nuove scuse per bloccare le rinnovabili...

Bravissimo Zorzoli, senza

Bravissimo Zorzoli, senza dubbio uno tra i più competenti analisti del mondo dell'energia!