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La produzione fotovoltaica in cassa integrazione

Ancora licenziamenti e cassa integrazione nel fotovoltaico, specialmente nel distretto produttivo Veneto. Adesso è la volta di Solon di Carmignano del Brenta per le risapute difficoltà del gruppo di Berlino, ora commissariato e in liquidazione. Un mercato internazionale repentinamente mutato e con incertezze normative nazionali.

Licenziamenti e cassa integrazione in Italia nel settore produttivo fotovoltaico. Esattamente un anno fa non potevamo certo immaginare questa situazione e parlavamo di un settore in buona salute e in espansione, anche se alcuni elementi di criticità erano già sotto la cenere. Ora si susseguono casi di addetti messi in cassa integrazione straordinaria. Dopo la X-Group, azienda padovana con quartier generale a San Pietro Viminario, produttrice di celle e moduli, che a novembre aveva già diversi lavoratori in mobilità dopo la defezione della finanziaria regionale Veneto Sviluppo (aveva richiesto indietro 4 milioni di investimenti), in questi giorni è la volta della Solon di Carmignano del Brenta (sede italiana del gruppo tedesco) che mette in cassa integrazione 80 dipendenti del reparto produzione su i suoi 180 totali.

Ad anticipare la scadenza naturale della cassa integrazione per i lavoratori della Solon, prevista per il 17 febbraio, è stata la decisione della sede principale di Berlino di non produrre più moduli in Italia. Sul Corriere Veneto del 3 febbraio Andrea Bonato della Fim Cisl affermava: “Le nostre preoccupazioni non si limitano ai lavoratori per i quali è stata richiesta la cassa integrazione straordinaria, ma anche per gli altri dipendenti e la stessa sede italiana”. Va detto che fino a gennaio alla Solon si lavorava a pieno regime nel reparto produzione, cioè su tre turni di otto ore. I problemi nascono soprattutto dalle difficoltà del gruppo di Berlino commissariato e in liquidazione, e che ha già ricevuto due offerte per l’acquisizione di parti e rami d’azienda della Microsol, società indiano-araba e Us Photovoltaics.

In tutto il distretto veneto del fotovoltaico la situazione si fa pesante: piani di sviluppo che non hanno fatto i conti con la concorrenza cinese, stop del conto energia nel primo trimestre del 2011 e ora anche quello degli impianti su terreni agricoli, hanno portato a importanti esposizioni bancarie e perdite di bilancio.

Oltre a X-Group (95 milioni di fatturato solo nel 2010) e Solon, la crisi del settore sta toccando anche altre aziende venete del comparto, come Helios Technology e Ecoware (Qualenergia.it, Bollettino di guerra dal fotovoltaico in crisi). Sicuramente per ogni società ci sono cause specifiche, legate alla propria segmento di mercato, ma un comune denominatore deve essere ricercato, come detto, nel fatto che la situazione di mercato internazionale è repentinamente mutata nel 2011 (prezzi stracciati dei componenti made in China) e le fibrillazioni estemporanee della normativa nazionale, accelerate ad esempio dall’inopinata decisione di dare incentivi elevatissimi (quelli del 2010) a tantissimi impianti (56mila per 3,7 GW) poi in esercizio entro la metà del 2011 (decreto Salva Alcoa), hanno fatto il resto.

Le strategie di mercato di molte aziende, non solo italiane, non hanno potuto adeguarsi a nuovi assetti del mercato che sembrano favorire oggi più che mai, non certo la produzione di celle e moduli, cioè gli investimenti nella parte alta della filiera, ma più che altro la vendita, la progettazione, l’installazione e il servizio degli impianti. Oggi competere sulla produzione è diventato un suicidio, soprattutto quando le quantità in gioco sono risibili davanti a produttori che vanno oltre ben oltre il GW/anno e che dettano legge a livello globale. Con buona pace di qualche esponente della Confindustria che propone ancora di creare nuovi stabilimenti produttivi nella penisola.

Inoltre bisogna considerare un fatto nuovo. Lo dovrebbero fare anche i decisori pubblici che ancora restano ancorati all'idea che gli incentivi nostrani vadano solo in Cina o comunque all’estero,: il peso del costo dei moduli sul totale dell’impianto messo in esercizio è sempre più in declino e addirittura per alcune tipologie di impianto, come per i tetti FV su edifici di grandi dimensione, con moduli al silicio amorfo, è inferiore al 25%. Quindi per le nostre aziende ci sono buone opportunità per ritorni economici anche nelle altre parti della filiera. E poi, ci sono nuovi mercati esteri emergenti da andare a perlustrare.





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Made in Italy

Basterebbe che almeno il 30% dei moduli/inverter fossero acquistati in Italia per mantere prospera la filiera produttiva italiana.