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C'è la crisi? Niente incentivi alle rinnovabili. Il caso Spagna

Il governo spagnolo ha deciso per una moratoria agli incentivi all’energia rinnovabile. Alte le proteste delle categorie e dei lavoratori del settore. In Spagna le rinnovabili coprono oggi il 33% delle domanda elettrica e la loro crescita inizia, come da noi, ad intaccare concreti interessi delle potenti società energetiche tradizionali.

Lo scorso 27 gennaio il nuovo esecutivo spagnolo, guidato da Mariano Rajoy del Partito Popolare, con un decreto regio ha deciso di sospendere per un periodo di tempo indefinito gli incentivi all’energia rinnovabile. La motivazione? C’è la crisi e i costi per il sistema energetico stanno divetando troppo onerosi. ''La complessa situazione finanziaria rende consigliabile eliminare per il momento tali aiuti'', ha spiegato il Governo.

Il Governo ha fatto sapere che non verranno toccati quei progetti già in esercizio e quelli già iscritti nei registri di preassegnazione. Ha rassicurato che si impegnerà sul fronte della sicurezza degli approvvigionamenti e per il raggiungimento degli obiettivi in materia di energia rinnovabili presi con l’Unione europea. Intanto l’obiettivo è di operare una riforma del sistema elettrico che comporterà anche una revisione del regime di sostegno alle fonti pulite.

Ma l’annuncio della moratoria ha messo sul piede di guerra gli operatori del settore che stanno organizzando diverse azioni di protesta. Il rischio è quello di mandare per strada anche migliaia di lavoratori del settore.

L’Unione spagnola del fotovoltaico (UNEF) ha dichiarato oggi in un comunicato che questo provvedimento del governo è, nonostante il parere dell’esecutivo, a carattere retroattivo e crea una grave incertezza giuridica, oltre al fatto che va ledere un settore produttivo già colpito dalle precedenti forti riduzioni delle tariffe.

UNEF chiede al Governo immediate misure in grado di ridefinire il mix energetico in modo che tutte le tecnologie possano avere uno spazio ragionevole, sicuro, equo e capace di generare occupazione e contribuire allo sviluppo economico del paese. L'industria fotovoltaica esorta tutte le amministrazioni a lavorare nell’ottica di una condivisione degli oneri e degli impegni tra tutti gli attori coinvolti nel settore energetico, in modo che ognuno possa contribuire alla difficile situazione. UNEF invita inoltre il governo a considerare che questa moratoria annunciata senza aver risolto i problemi pregressi del settore, potrebbe pregiudicare l’ottenimento degli obiettivi al 2020 che il paese si è impegnato, in maniera vincolante, a raggiungere.
Ricordiamo che nel 2011 di tutta la potenza installata nel paese iberico il 93% è da fonti rinnovabili, che oggi riescono a coprire circa il 33% della domanda elettrica. Secondo dati dell'EPIA nel 2011 in Spagna sono stati installati circa 400 MW fotovoltaici che, per l'industria nazionale restano però una quota veramente ridotta rispetto a quanto hanno fatto quest'anno i vicini francesi (1,5 GW) e gli italiani (9 GW). 

Quello spagnolo è comunque un mercato FV che arranca da tempo soprattutto a causa dello “stop and go” che i governi hanno provocato agendo in questi anni sulle tariffe: prima in alto, poi tagliate ripetutamente e drasticamente. Dopo il boom delle installazione del 2008 (2.600 MW), creatosi anche per regole molto generose, il governo Zapatero decise di tagliare in modo retroattivo le tariffe incentivanti e ponendo un cap annuale alle installazioni. Due approcci che dimostrano come non andrebbe gestito un sistema di feed-in tariff. A pagarne lo scotto anche la fiorente industria spagnola del solare a concentrazione, tra i leader in questa tecnologia. E ora c'è addirittura una moratoria sugli incentivi a tutte le fonti pulite.

Disciplinare le tariffe in conto esercizio (feed in tariff) per le rinnovabili è necessario. Esse hanno senso se riviste in base allo sviluppo del mercato e all'evoluzione dei costi delle tecnologie. Il punto è che nessun governo dei paesi industrializzati aveva fatto i conti con la rapida crescita di questi settori. E nemmeno i produttori tradizionali di enegria. Questa impetuosa crescita che ha provocato così la reazione delle compagnie energetiche tradizionali che iniziano ad avere molte difficoltà nella fase di ammortamento delle loro centrali, così in Spagna, come in Italia, in Francia e Germania.

Le rinnovabili, mentre prima erano viste come un orpello "verde" al sistema energetico, ora vanno ad intaccare interessi reali. In un recente convegno un esponente del GSE ha spiegato perché le rinnovabili stanno mettendo in difficoltà la redditività degli impianti a ciclo combinato: nel 2011 le rinnovabili hanno prodotto 83 TWh, circa il 24% della domanda elettrica; di questi il fotovoltaico ne produrrà 10 TWh, soprattutto nelle ore di picco della domanda, quando i prezzi del kWh sono più elevati. Questi numeri parlano da soli e fanno capire che con buona probabilità dietro a certe decisioni ci sia la forte lobby delle fonti fossili che sta pressando sempre di più i ministeri competenti di molti paesi europei per ridurre lo scomodo peso delle fonti pulite.

credit photo: Iberdrola





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C'è la crisi: niente incentivi alle rinnovabili

Ing. Lorenzo Niero E' evidente che le frenate imrovvise, e non concertate con le parti in gioco, sugli incentivi al fotovoltaico da parte di Spagna, Inghilterra e Italia, sono la chiara dimostrazione che i politici subiscono le pressioni dalle lobby dei produttori di energia che utilizzano i derivati del petrolio e il carbone come combustibili. Allo stesso tempo, pero', sono la chiara dimostrazione che quella delle energie rinnovabili, e del fotovoltaico in particolare, sono scelte efficaci per rompere la dipendenza della produzione di energia elettrica dai combustibiili tradizionali e per risolvere l'immane problema dell'inquinamento atmosferico e dei casmbiamenti climatici.