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Durban, un accordo importante ma con forti limiti

Con l'accordo approvato ieri mattina alla Cop 17 di Durban si delinea un percorso che porterà tutti i paesi, dagli Usa alla Cina, dall'India all'Australia, ad obbiettivi vincolanti di contenimento delle emissioni dal 2020. Target troppo dilazionati nel tempo, ma che innescheranno una corsa della green economy.

L’accordo di Durban ha una importanza decisiva per il clima perché traccia un percorso verso obbiettivi legalmente vincolanti per tutti i paesi del pianeta a partire del 2020, completando così l’accordo che a Kyoto aveva definito impegni solo per i paesi industrializzati. Al tempo stesso, si tratta di un compromesso che non tiene conto delle indicazioni provenienti dalla comunità scientifica internazionale, in particolare la necessità di evitare che la temperatura del pianeta arrivi a superare i 2 °C rispetto all’era preindustriale, obbiettivo accettato peraltro alle precedenti conferenze di Copenaghen e Cancun. La crescita della temperatura in questo secolo dipenderà dagli obbiettivi che verranno fissati entro il 2015 e dall’evoluzione delle emissioni in questo delicato decennio di transizione. Tutto fa ritenere però che si vada verso un aumento di 3°C.

Per dare un’idea delle dinamiche in atto e degli sforzi necessari per contenere la crescita delle emissioni si consideri che nel 2010 la produzione di anidride carbonica è stata di 33 miliardi di tonnellate (Gt), 8 Gt in più rispetto al 2010. Con gli impegni già assunti dai vari paesi l’aumento al 2020 sarebbe di 6 Gt. L’introduzione di nuove politiche come quelle auspicate dalla IEA limiterebbe l’aumento a 4 Gt. Ma per non superare la concentrazione in atmosfera di 450 ppm di CO2eq (coerente con la soglia dei 2 °C) le emissioni di anidride carbonica nel 2020 dovrebbero essere sullo stesso livello di oggi.

A Durban si sono comunque poste le basi per evitare conseguenze catastrofiche nei prossimi decenni. Bisognerà vigilare affinché la roadmap approvata domenica mattina porti ad obbiettivi di contenimento delle emissioni in grado di limitare al massimo il deterioramento degli equilibri climatici. Una cosa è certa. L’accordo raggiunto determinerà un’accelerazione della corsa della green economy in un numero di paesi molto più ampio rispetto all’attuale pattuglia di punta. E questo sposterà i rapporti di forza a favore di impegni significativi di riduzione delle emissioni.

Foto credit Shayne Robinson