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Spingere per il biometano, rinnovabile per le reti del gas e per le pompe di carburante

Legambiente chiede al Governo subito l’uscita dei decreti, incentivi e regole certe sul biometano, perché l'Italia ha bisogno di fare più rinnovabili, anche senza fare nuove centrali elettriche.

Il Biometano, cioè metano rinnovabile da biogas, è una risorsa energetica importante, ma ha bisogno di regole per la produzione e la sua diffusione. Tecnologie, imprese, intere filiere sono infatti pronti per produrre nuova ricchezza a partire da "materie prime" provenienti dal nostro territorio, riducendo l’importazione di combustibili fossili. Di questo si è parlato nel convegno “Biogas e biometano: quale dei due? Impianti e territori della Green Economy”  che si è tenuto oggi a Milano alla Sala Pirelli della Regione Lombardia.

“Sosteniamo la produzione di biometano in Italia – ha detto Andrea Poggio, vicedirettore nazionale di Legambiente – per due ragioni fondamentali: può essere prodotto principalmente da biomasse di scarto e può essere usato senza le perdite di rendimento delle centrali elettriche. Sono perciò urgenti gli attesi decreti governativi sul tema ed è altrettanto urgente che vengano definiti incentivi certi e stabili nel tempo. Mondo agricolo e imprese sono in attesa. Insieme lanciamo una sfida: entro il 2015, anno dell’Expo, la rete del biometano potrebbe soddisfare tutta la domanda di energia e carburanti dell'evento”.

Si possono produrre biomasse energetiche senza ridurre la produzione di alimenti. Il biometano è una delle poche filiere bioenergetiche in grado oggi non solo di utilizzare biomasse agricole ma anche sottoprodotti agricoli, agroindustriali e rifiuti biodegradabili urbani: 160 milioni circa di tonnellate di rifiuti, scarti, sottoprodotti di cicli agro-industriali, la cui gestione costituisce un problema, potrebbero trasformarsi in un'enorme opportunità diventando, materiali utili alla produzione di metano. Il biogas fatto bene, quello prodotto in filiera corta, quasi a km zero, potrà arrivare a produrre minimo 6,5 miliardi di metri cubi di metano pari a circa l’8% del consumo di gas naturale in Italia. È evidente che la produzione di biogas può rappresentare anche una grande opportunità di crescita per l’agricoltura.

La tipologia degli impianti dipende dai territori e tre sono i modi in cui questa risorsa può essere sfruttata:

  1. con l’immissione nella rete di metano che porta il gas a casa nostra
  2. laddove esiste la domanda ed è conveniente, con la realizzazione di erogatori di biocarburante per i trasporti.
  3. dove esistono attività e produzioni industriali che necessitano calore per tutto l’anno, si possono realizzare centrali di cogenerazione.

Il Governo, la scorsa primavera ha promulgato la legge di recepimento della “direttiva rinnovabili” promettendo i decreti attuattivi entro l’estate. Ma oggi stiamo già accumulando ritardo! (vedi ritardometro del Kyoto Club). Siamo in ritardo con due provvedimenti previsti dal D.Lgs. 28/2011 che potrebbero essere l'inizio di un nuovo settore economico per il Paese: definizione degli incentivi per il biometano in ritardo di 93 giorni (art. 21, comma 2), mentre è in ritardo di 123 giorni l'emanazione, da parte dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas, delle condizioni tecniche per il servizio di connessione degli impianti di produzione di biometano alle reti (art.20, comma 1).

Alla tavola rotonda hanno partecipato: Andrea Poggio, Legambiente, Sergio Piccinini, CRPA, Marino Berton, Aiel-Cia, Massimo Centemero, Consorzio Italiano Compostatori, Piero Gattoni, Consorzio Italiano Biogas, Michele Ziosi, NVG System Italia, Serena Drigo, AzzeroCO2, Ezio Veggia, Confagricoltura, Carlo Franciosi, Col diretti, Roberto Malaman, Autorità per l'energia elettrica e il gas, Francesco Ferrante, Senatore della Repubblica.

Fonte: comunicato stampa Legambiente

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