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Rinnovabili come Ciondolo d’oro, Cavallo bianco e Word

Le complesse interazioni tra le grandi multinazionali energetiche e le fonti rinnovabili e l’evoluzione di questo rapporto è uno dei temi dominanti dell'ultimo libro di Hermann Scheer “Imperativo EnergEtico”. Pubblichiamo una parte dell'introduzione di Gianni Silvestrini al volume che sarà presentato a Roma il prossimo 17 novembre.

Pubblichiamo uno stralcio della prefazione di Gianni Silvestrini all'ultimo libro di Hermann Scheer, uno delle mente più lucidi nel campo delle rinnovabili e purtroppo recententemente scomparso, dal titolo "Imperativo EnergEtico", Edizioni Ambiente per la collana Kyoto Books. La prefazione completa è scaricabile nell'allegato in basso.

Il volume di Scheer verrà presentato a Roma il prossimo 17 novembre nel corso di un incontro dal titolo "100% Rinnovabili ora! L'eredità di Hermann Scheer e il futuro dell’energia in Europa", organizzato da Edizioni Ambiente e Kyoto Club, con il patrocinio della Camera di Commercio Italo-Germanica (programma).

 

Per analizzare le complesse interazioni tra le grandi multinazionali energetiche e le fonti rinnovabili (in particolare il sole e il vento) è utile seguire le modifiche della percezione delle energie pulite nel tempo al crescere della loro importanza.

Schematicamente possiamo considerare tre fasi. La prima, quella che definiamo del “ciondolo d’oro”, caratterizza il momento in cui le rinnovabili si affacciano alla ribalta. Esse rappresentano una opzione del tutto marginale ma sono ammantate di grande fascino e godono del sostegno dell’opinione pubblica. Alcuni grandi gruppi tendono ad esibirle, appunto come un gioiello, senza però attribuire loro alcuna valenza strategica. Non insidiano minimamente il business energetico e possono essere utili in termini di immagine. In Italia hanno svolto questo ruolo, ad esempio, la centrale solare a torre di Adrano inaugurata mentre era in pieno sviluppo il programma nucleare, e poi l’impianto fotovoltaico di Serre da 3,3 MW realizzato nel 1995 dall’Enel che, dopo l’esito del primo referendum sull’atomo, cercava di ridefinire la propria strategia energetica tra gas e carbone.

La seconda fase è quella che possiamo definire del “cavallo bianco”. Le rinnovabili si sono ormai fatte le ossa e rappresentano una lucrosa attività di business grazie al sostegno economico presente in alcuni paesi. Diversi grandi operatori energetici decidono di inserire nel loro portafoglio le tecnologie verdi come opzione vincente in termini di fatturato. Un cavallo bianco da inserire nelle quadrighe per accelerare la corsa dei carri e contemporaneamente migliorare il look delle società. E’ esattamente questa l’attuale situazione nei mercati di punta delle rinnovabili, come quelli europei.

E arriviamo infine all’ultima fase dell’evoluzione delle energie verdi. Pensiamo stavolta, a titolo di esempio, alla scomparsa di un comparto industriale, quello delle macchine da scrivere reso obsoleto a causa della diffusione dei programmi di videoscrittura. Per semplicità denomineremo con il termine “Word”, dal nome del software più conosciuto, la fase di emersione di un nuovo dominatore del mercato. Questa è la fase che inizia ora e che caratterizzerà i prossimi decenni.

E torniamo alle discussioni con Hermann. Io ritenevo che i mezzi finanziari a disposizione delle multinazionali avrebbero comportato una crescita più rapida delle tecnologie verdi e una conseguente riduzione dei prezzi. Lui vedeva una contraddizione intrinseca tra il ruolo di queste società e la diffusione su larga scala delle rinnovabili. In realtà, io tenevo d’occhio solo la fase del “cavallo bianco”, ma lui guardava più avanti e si rendeva conto che, messe di fronte ad una diffusione spinta delle rinnovabili, inevitabilmente le utilities si sarebbero rivoltate.

foto credit by flickr: http://www.flickr.com/photos/pugetsoundenergy/ 

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Commenti

Manca una fase...

...quella del Black Out.

Temo che esista un'altra fase

Temo che esista un'altra fase fra "Cavallo bianco" e "Word", quella del "Black Knight": cioè una volta che le rinnovabili cominciano a prendere piede e scalzano le posizioni delle fonti fossili, inizia una campagna sotterranea (aperta non può essere, perchè sarebbe troppo impopolare) per limitarne l'avanzata, a base di critiche, in parte giuste, in parte pretestuose, in parte esagerate, sul loro eccessivo livello di incentivazione, sul consumo di territorio, sulla rovina del paesaggio, sulla difficoltà di recuperare la loro energia di fabbricazione, sull'inquinamento che provocherebbero le fabbriche delle tecnologie rinnovabili, sul fatto che usandole si favorisce la Cina, sulla loro tossicità e irriciclabilità, che non si devono fare gli impianti di accumulo, ecc, ecc. Questa mi pare la fase attuale in Italia. Mi chiedo quanto durerà e che effetti avrà. Sicuramente non riuscirà a fermare il cambiamento globale del paradigma energetico, ma potrebbe fare danni al nascente tessuto produttivo nazionale legato alle rinnovabili.