Incubatori, i giovani nei vivai delle tecnologie pulite
Quando Jason Hanna e i suoi colleghi della Coincident hanno iniziato a sperimentare sistemi per la gestione energetica degli edifici, si sono resi conto che avevano bisogno di spazio. A Boston non mancano occasioni per sviluppare nuove idee imprenditoriali legate al mondo dell’ingegneria. Intorno al Mit gravitano diverse giovani società create da ex studenti ansiosi di trasformare in realtà imprenditoriale quanto imparato negli anni del college. Questo fermento ha fatto dell’area di Boston un laboratorio di idee e iniziative e non è raro che si creino sinergie e collaborazioni tra le varie startup.
L’ambito di interesse di Jason Hanna, quello dell’efficienza energetica e delle cleantech, è un settore in forte sviluppo in cui le nuove iniziative sono tante. Per questo è stato naturale aggregarsi e iniziare a lavorare con altre compagnie, anche per motivi di spazio e di costi. “Se sei una società che lavora in internet o nei media non è difficile trovare spazi e possibilità per iniziare a sperimentare – spiega Hanna, presidente di Coincident e tra i promotori di Greentownlabs - Ma se vuoi costruire turbine eoliche o compressori, hai bisogno di molto spazio e le cose si fanno più complicate. Ci è sembrato sensato unirci ad altri gruppi che avevano le nostre stesse esigenze. Inizialmente eravamo cinque imprese”.
L’idea era di mettere insieme le forze e affittare uno spazio che desse a tutte le giovani compagnie la possibilità di lavorare, sperimentare, costruire prototipi. È nato così, lo scorso aprile, Greentownlabs, un incubatore di cleanteach che oggi riunisce 12 giovani società. La sede, in quell’area di South Boston ribattezzata distretto dell’innovazione, non lontano dall’Mit e Harvard e in posizione strategica rispetto alla città, è un bell’edificio industriale del 1907. Chi vuole entrare a far parte della famiglia di Greentownlabs paga un affitto in base agli spazi di cui ha bisogno: si va da una semplice postazione da ufficio a porzioni più o meno grandi dell’officina meccanica. Tutti possono utilizzare i servizi comuni come il laboratorio elettronico e diversi macchinari.
“Qui abbiamo a disposizione 13.000 metri quadrati. È uno spazio versatile e in linea con le esigenze di chi lavora in questo ambito – riprende Hanna – Stiamo ancora mettendo a posto parte dell’edificio e collaboriamo con uno studio specializzato in architettura sostenibile per cercare di trovare le soluzioni migliori per rendere questo luogo il più efficiente e confortevole possibile, anche dal punto di vista dell’uso della luce e dell’energia”.
Di incubatori per nuove tecnologie ce ne sono diversi, sia negli Stati Uniti che in Europa. Il vantaggio di questo tipo di iniziative non sta soltanto nel condividere uno spazio e le spese, ma nella fattiva collaborazione quotidiana tra i professionisti che vi lavorano. “Se hai un problema da risolvere qui c’è sempre qualcuno a cui chiedere. Ci sono professionalità che completano il lavoro degli altri e tutti si stanno dimostrando molto disponibili alla collaborazione. La costante vicinanza con gli altri è un grande vantaggio ed è molto stimolante. In più, visto che lavoriamo tutti nello stesso campo, possiamo condividere i contatti con le istituzioni e il mondo della politica e mettere in comune informazioni, per esempio sulle possibilità di finanziamento”.
Un concetto ampliato di incubatore è l’acceleratore che aggiunge l’elemento di promozione finanziaria. Gli acceleratori si distinguono dagli incubatori in quanto non sono semplicemente un vivaio in cui far crescere un’idea, ma funzionano da veri e propri propulsori di iniziative. Le compagnie che si affidano a un acceleratore vengono supportate concretamente ed economicamente, promosse sul mercato e aiutate con suggerimenti e servizi di tutoraggio. Uno degli acceleratori per cleantech più interessanti al momento è il Greenstart di San Francisco che nel suo team di mentori vanta professionisti provenienti da importanti firme del settore e che ha di recente annunciato i nomi delle sue prime quattro startup.
Si tratta di un’azienda che produce vetri per finestre ad alto isolamento, un gruppo che progetta sistemi wi-fi per ridurre gli sprechi energetici degli apparecchi elettrici, una compagnia che ha creato un nuovo tipo di biodiesel e un’azienda che disegna pacchetti energetici personalizzati. Le startup, che riceveranno fondi dai 25 ai 100mila dollari, dovrebbero iniziare a generare profitto nel giro di un anno.
Il mondo delle cleantech, caratterizzato da continua innovazione e da una ricerca ancora in fase di sviluppo, ha particolarmente bisogno di accelerazione. In questo senso anche gli incubatori, seppure non forniscono un aiuto economico diretto, sono un ottimo strumento per guadagnare visibilità. A Boston, Greentown, nel giro di pochi mesi ha già conquistato l’attenzione degli operatori del settore e dei media che guardano a questa realtà come a una promessa. Una fiducia evidentemente condivisa dalle aziende già mature che hanno deciso di sponsorizzare l’incubatore.
“Greentown è un’organizzazione no profit e può quindi ricevere sponsorizzazioni che utilizziamo per migliorare gli spazi e i servizi – spiega Jason Hanna – Le aziende che ci sponsorizzano legano il proprio nome al cleantech e ottengono visibilità perché noi qui organizziamo molte iniziative e visite. Inoltre vedono nelle giovani start up dei potenziali futuri collaboratori o clienti”.
Il gruppo di 12 aziende che fa parte di Greentown è piuttosto eterogeneo: si va da un’azienda che produce sistemi per la refrigerazione solare a un gruppo che fa ricerca sulla fusione nucleare. Quelli di Altaeros Energies hanno disegnato una turbina eolica aerea costruita negli spazi del laboratorio e che al momento stanno testando nel Maine. OsComp systems ha invece progettato un compressore da utilizzare nei pozzi di estrazione di gas naturale per aumentare i volumi e l’efficienza. SolSolution è una società che installa pannelli solari sui tetti degli edifici scolastici e reinveste i profitti ottenuti dalla vendita dell’energia nei budget di scuole in aree svantaggiate. Declinazioni diverse dell’idea di cleantech e differenti tentativi di emergere in un settore in sviluppo, ma con un motivo in comune per essere lì, la collaborazione.
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