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Recyclebank, le buone pratiche che fanno guadagnare

Una banca per le buone pratiche fa risparmiare sugli acquisti. L’iniziativa Recyclebank, nata nel 2004 a Philadelphia, premia i consumatori che riciclano e riducono i consumi energetici. Due milioni di utenti, 3.000 aziende partner e 300 città coinvolte. Ma il meccanismo ha anche qualche ombra.

Aiutare l’ambiente può diventare un modo per dare una mano al portafoglio. È il caso di Recyclebank un’iniziativa che, come il nome lascia intuire, si basa sull’idea di guadagnare attraverso il riciclo. Rendere convenienti le buone pratiche è il concetto base di questa iniziativa che ricompensa gli utenti per le loro scelte di sostenibilità. Recyclebank è innanzitutto un sito internet, iscrivendosi al quale si ottiene un profilo che, ogni volta che si fanno delle buone azioni, acquisisce punti. Con i crediti guadagnati gli utenti possono poi acquistare prodotti o servizi o anche finanziare eco-progetti.

Il servizio nasce nel 2004 a Philadelphia dall’idea di due ex compagni di scuola che, come ha raccontato a QualEnergia.it, RobCrumbie, direttore del marketing e della comunicazione per l’azienda, avevano capito che le soluzioni ambientali possono creare opportunità economiche. “Molte persone vorrebbero fare la cosa giusta per l’ambiente – dice Crumbie – Ma spesso sono confuse e hanno bisogno di un po’ di orientamento e motivazione. Con l’obiettivo di tenere i materiali riciclabili fuori dalle discariche, il modello di business di Recyclebank ha un impatto positivo sull’ambiente ed è conveniente per i singoli”. Il tutto è reso possibile grazie all’adesione dei Comuni che decidono di collaborare con Recyclebank e di monitorare i comportamenti dei cittadini utenti del servizio. La prima città ad aderire è stata Philadelphia e oggi la compagnia ha anche una sede a New York e una a Londra, è presente in 30 Stati degli USA e conta 300 municipalità aderenti per 2 milioni di utenti. 

Perché il sistema funzioni deve esserci anche la controparte, ovvero le aziende private che aderiscono rendendosi disponibili a offrire sconti ai consumatori che guadagnano punti attraverso il servizio. Oggi i partner sono più di 3.000 tra cui figurano i marchi più noti, oltre ad alcune compagnie specializzate in prodotti a basso impatto.

Le azioni che fanno acquisire punti sono il riciclo domestico, la riduzione dei consumi energetici, il riciclo di prodotti elettronici, la partecipazione a programmi di educazione ambientale. A breve, dicono dall’azienda, saranno introdotti meccanismi per ricompensare gli utenti che scelgono forme sostenibili di trasporto.

“Per misurare i comportamenti degli utenti, Recyclebank lavora in accordo con le amministrazioni locali, le aziende di raccolta dei rifiuti e le compagnie energetiche – prosegue RobCrumbie – I crediti sono distribuiti sulla base di azioni ambientali che riducono l’impatto dei cittadini. Per esempio sul riciclo noi teniamo traccia di quali quantità di materiale vengono dirottate dalle discariche”. Concretamente si tratta di installare dei misuratori di materiale sui mezzi usati dalle compagnie di raccolta rifiuti o sui contenitori per la differenziata utilizzati dai cittadini. In alcuni casi le misurazioni vengono effettuate per specifici quartieri, in altri casi per famiglia. 

Anche la diffusione di una cultura della sostenibilità è parte del progetto. Sul sito di Recyclebank, infatti, ci sono molte opportunità per guadagnare crediti attraverso i Learn and earn, una serie di mini-corsi su come attuare piccole buone pratiche quotidiane. L’utente che guarda i video di spiegazione viene sottoposto e un breve test per verificare se ha assimilato le informazioni. Per ogni risposta giusta guadagna un certo numero di punti.

“Lo schema consente vantaggi per l’ambiente, per le amministrazioni locali, per i cittadini e per le aziende partner – spiega ancora Crumbie – Una maggiore quantità di rifiuti riciclati significa ridurre la quantità di materiale mandato all’inceneritore, così come un migliore uso delle risorse è molto più salutare per l’ambiente: riciclare è un modo per risparmiare risorse naturali e consumare minori quantità di materia prima. Le amministrazioni locali godono di una riduzione dei costi di gestione dei rifiuti, perché riciclare costa meno che mandare in discarica. Le famiglie, per parte loro, riescono a guadagnare fino a 100 dollari all’anno in sconti e risparmi, e inoltre possono avere la sensazione concreta di contribuire alla creazione di una società più verde. I nostri partner, infine, oltre a dimostrare responsabilità sociale grazie all’associazione con l’iniziativa, beneficiano di una maggiore visibilità del marchio e una crescita di presenze nei loro punti vendita. Possono inoltre esserci aumenti nella spesa media degli acquisti del consumatore”.

Una filosofia di questo genere potrebbe però suscitare qualche perplessità, dal momento che un aumento dei consumi ha comunque un impatto ambientale che non andrebbe sottovalutato, al di là delle buone pratiche che possono stare dietro quegli acquisti. Una critica a cui Rob Crumbie risponde così: “Non c’è alcuna evidenza del fatto che Recyclebank porti a una crescita dei consumi. In questi tempi di sfide finanziarie, con le entrate disponibili sotto pressione a causa dei crescenti costi energetici, l’aumento della VAT (la nostra Iva) e una crescita dei salari inferiore all’inflazione, i consumatori vedono lo schema dei voucher come un modo per alleviare il peso sul budget. Inoltre Recyclebank offre anche tipologie di premi non legate al consumo, come accessi in piscina e centri  ricreativi o la possibilità di donare a scuole o progetti ambientali”.

E sul fatto che i marchi partner di Recyclebank producono beni non sempre sostenibili Crumbie commenta: “I punti raccolti con Recyclebank sono pensati per gli acquisti quotidiani e di conseguenza sono utili per ridurre le spese complessive delle famiglie. Recyclebank crede anche in una complessiva riduzione dei rifiuti, ma siamo coscienti del fatto che i consumatori devono essere portati su un percorso che inizia dalla consapevolezza sulle loro abitudini complessive di consumo e di gestione dei rifiuti, prima che possano aprirsi alla possibilità di una riduzione”.





Commenti

Solo il riciclo de 100% non è un palliativo.

O differenziamo il 100% oppure, si scrive “differenziata” , ma si legge “inutilità”! Si scrive “porta a porta”, ma si legge “moltiplicazione dell’inutilità”! Esercenti, comuni cittadini e imprenditori di ogni settore, conoscendo il mio pensiero sulla Raccolta differenziata dei Rifiuti, insistono da tempo perché mi decida a esternare pubblicamente la loro voce e specialmente quella sul porta a porta. Infatti loro sanno perfettamente che ritengo la differenziazione una azione estremamente utile, ma gestita nel peggiore dei modi utilizzando formule completamente inutili, dispendiose e superate, semplicemente perché oggi tali vecchie formule sono facilmente sostituibili con nuovi metodi che differenziano il 100% senza alcun costo e non solo il solito e modesto “più o meno X %” di oggi e con costi altissimi. L’idea di base a suo tempo elaborata dall’Europa di differenziare i rifiuti, era e rimane a dir poco eccellente e insostituibile per recuperare e riciclare le materie prime-seconde (come ferro, alluminio, vetro, ecc.) e contemporaneamente per ridurre la quantità del residuo non riciclabile da stabilizzare e inviare in (redditizie) discariche (Pistoiambiente e molte altre docet) o agli inceneritori (poi “subdolamente ecologizzati” con il termine “valorizzatori”), ancora più pericolosi dei fratelli più vecchi perché non mostrando il precedente fumo nero per effetto di ottimi filtri, oggi vengono gabellati per innocui, mentre gli abitanti vengono uccisi ugualmente, lentamente e a tradimento perché nel contempo li rassicurano raccontandogli la favola della non pericolosità del fumo biancastro che è solo “vapore acqueo”, anche se poi arriva la Magistratura o l’ARPA locale, misura quel “vapore acqueo” e li fa chiudere (si vedano quelli di Pisa, Pietrasanta, Firenze, e di quasi tutte le Regioni italiane) o talvolta incriminano i responsabili per omissioni di controlli o peggio, per palese malafede finalizzata all’aumento dei guadagni. Oggi però per fortuna, disponiamo di nuove realtà e soluzioni tecnologiche che, se e quando usate, ma soprattutto volute usare, dimostrano come i vecchi metodi siano solo assurde incongruenze e/o macroscopici e insensati “errori” (tra virgolette, perché spesso scientemente voluti), i quali ci stanno inutilmente costando cari a tutti, ma veramente molto, molto cari, sia in termini di denaro che di morti per tumore. La prima di tali incongruenze è che con una media dell’oltre l’80/90% dei casi, sia nella discarica che nell’inceneritore, arriva il prodotto tal quale dal cassonetto (talvolta anche nonostante il cittadino lo abbia diligentemente differenziato con sacrificio) o perché viene riunito nuovamente durante o dopo lo svuotamento dei cassonetti per aumentare il rendimento calorico, come Striscia la notizia ha più volte chiaramente documentato, o nel migliore dei casi solo il residuo non riciclabile, spesso purtroppo neppure trattato e stabilizzato o inertizzato come previsto dalla legge, perché ciò ha un costo da evitare accuratamente, quindi, o è altamente inquinante nell’inceneritore perché addittivato con plastiche e gas Metano per alzare e mantenere stabile la temperatura di combustione, oppure, se diretto in discarica (salvo qualche rarissimo caso nel quale riceve maggiore cura come nella discarica di Peccioli di Pisa e pochissime altre) diventa automaticamente un moltiplicatore di malattie tumorali (come ormai certificato da centinaia di attendibili ricerche scientifiche) che attaccano molti organi interni degli esseri umani e degli animali allevati per la nutrizione umana, in modo diretto perché respirano i veleni presenti nell’aria e li accumulano nei propri organi, o indiretto anche a migliaia di chilometri di distanza, solo perché mangiano la frutta e la verdura coltivate dove si sono accumulati per giorni, mesi ed anni i veleni volatili (legali) o per essere state irrigate con l’acqua della falda freatica avvelenata dal percolato da discarica o dalla semplice pioggia che vi ha trasferito tutti i veleni che ha trovato accumulati sul terreno. La seconda incongruenza è quando sentiamo che esperti del settore e/o “ambientalisti” (alcuni dei quali talvolta danno la spiacevole sensazione, anche se magari errata, di essere stati opportunamente “sensibilizzati”), o blasonati docenti universitari e politici di ogni livello e colore che (invece di preoccuparsi della salute degli abitanti delle zone dove verranno installati i futuri impianti), affermano spudoratamente sulla stampa o in TV [in totale disprezzo delle evidenze più palesi, che i moderni inceneritori non sono inquinanti (si badi bene, non dicono che lo sono meno dei precedenti, affermano che non lo sono affatto, semplicemente perché le emissioni rientrano nei parametri di legge, la quale però sembrerebbe che fosse stata elaborata parametrandola perfettamente alle possibilità massime di operatività dei filtri costruibili e non viceversa, cercando di RIDURRE in modo “accettabile” il numero delle morti per tumore (come se un tale numero potesse esistesse come accettabile) e non per eliminare del tutto quelle morti, perché altrimenti tale legge avrebbe impedito del tutto la costruzione degli impianti]. In secondo luogo e soprattutto, perché QUELLO CHE UCCIDE NON E’ LA QUANTITA’ DI VELENO che fuoriesce dalle ciminiere durante i tempi di misurazione delle emissioni, tenuta (quando ci riescono) sotto i parametri di legge, MA IL SUO ACCUMULO! Con la criminale e drammatica aggravante che gli stessi scienziati, i veri esperti e i legislatori sanno benissimo che solo l’accumulo è il vero killer, ma ritengono più “opportuno” ignorare il problema e relativi effetti, che eliminarlo. Simili comportamenti farebbero pensare o che siamo nelle mani di molti distinti e stimati signori che si comportano da inetti, incapaci e poco intelligenti, ma ovviamente chi li conosce sa perfettamente che non lo sono affatto, anzi generalmente dimostrano con successo di essere esattamente l’opposto, quindi è comprensibile che i cittadini molto malignamente pensino che sotto potrebbero esserci ben altre motivazioni che non è dato di conoscere ufficialmente, proprio perché vedono che non sono affatto degli sciocchi e quando si muovono appaiono ben lucidi e coscienti di quello che dicono e che fanno. Saremmo ancora in tempo a fermare le distruzioni tanto amate da questi “manovratori” (i quali hanno una autonomia tale che non si sentono obbligati a rendere conto nemmeno a chi gli paga lo stipendio), ma è ormai troppo importante e indispensabile farsi sentire, magari con l’arma del voto, altrimenti molto presto tutti ci troveremo “nelle mani dell’ultimo padrone”, come il povero asino della storiella, al quale era stato “insegnato” a non mangiare, ma appena imparato il metodo in modo perfetto, morì di fame! Ribadendo comunque a priori che sulla bontà della differenziazione non esiste alcuna obiezione o dubbio, ma anzi essa è da migliorare al massimo, scopriamo che proprio questo miglioramento diventa la terza grave incongruenza, la quale appare grande come una montagna lasciando in bocca il sapore amaro del veleno, sia in senso figurato che reale. Infatti è ormai noto quasi a tutti gli esperti, tecnici, specialisti, protezionisti, oltre che a quasi tutti i politici, compresi gli inventori del porta a porta (con il denaro degli altri. Di coloro cioè che non possono ribellarsi, ma la cui gestione trasforma il loro già gravoso danno economico derivante dalla vecchia e normale differenziazione, in un dissanguamento assurdo quanto inutile per le abitazioni e in una supertassazione per gli esercizi pubblici e le aziende) visti, da un lato i luoghi e gli orari obbligati (pena multe) per la consegna dei vari prodotti e dall’altro lato il fatto che quasi tutti i preposti a tali decisioni sanno benissimo che al posto del buon 30% o dell’ottimo 50% o dell’eccezionale 70% di differenziata raggiungibile solo a costi insostenibili raschiando le già vuote tasche dei propri amministrati, potrebbero ottenere di DIFFERENZIARE BEN IL 100% A COSTO ZERO e senza alcun sacrificio economico e fisico da parte del cittadino, ma semplicemente usando gratuitamente le nuove tecnologie e le organizzazioni disponibili sul mercato. Allora viene spontaneo domandarsi che cosa spinga questi signori ad ignorare volutamente, consciamente e sfacciatamente ciò che, SE VOLESSERO, potrebbero raggiungere il risultato che è già stato messo a loro disposizione dai metodi più efficienti e moderni, oltre che senza alcun costo. Ci chiediamo quindi perché continuino a combattersi giornalmente tra loro cittadini e Amministrazioni (si veda Roma con Malagrotta, Nardò, Vicopisano, Massa, Pietrasanta, Palermo, Napoli e mille e mille ...”altre Napoli e Roma” in tutta la penisola) per far costruire nel giardino del vicino la nuova discarica o il terribile inceneritore, quando ormai si è assolutamente certi che NON ESITE PIU’ LA MINIMA NECESSITA’ DI COSTRUIRE TALI MOSTRI, visto che basterebbe VOLERSI ...“dare una mossa”e adeguarsi a trattamenti e tecniche più intelligenti, ecologiche ed economiche? Non sarà per caso (come malignano molti cittadini) che proprio la rilevante convenienza economica per l’utente costituisca il maggior ostacolo, in quanto tale convenienza appare in eccessivo contrasto con la poca quantità di denaro direttamente gestibile dai vertici decisionali di ogni località, stranamente, indissolubilmente e più o meno incomprensibilmente fossilizzati sui vecchi metodi, per possibili “ragioni personali”? Obiettivamente i cittadini fanno una fatica terribile a non voler pensare male per non fare peccato, come diceva Andreotti. Se qualcuno ritiene che tali cattivi pensieri siano solo gratuite malignità perché i fatti non stanno così e i nostri dirigenti e politici sono puri come l’acqua di fonte? Molto bene e tanto meglio, io sono (o sarei) il primo ad esserne felicissimo e pronto a contestare simili malignità. Dal quindi momento che mi sono assunto l’onere di raccogliere per strada queste “malignità” e di esternarle pubblicamente, mi candido come cavia e primo interlocutore al quale contestare l’infondatezza dei timori. Mi accontenterei si facessero avanti (non importa per motu proprio o spinti dai forconi dei cittadini) coloro che ritenendo solo illazioni gratuite inesattezze i pensieri e le malignità che ho ascoltato e riferito e mi volessero provare pubblicamente che tutti quanti si sbagliano, dimostrandomi però come, dove e perché! Per agevolare il dialogo comincerò subito io per primo con queste righe, a mettere nelle loro mani la mia credibilità e disponibilità, scusandomi fino da ora pubblicamente per i molti cattivi pensieri qui riportati dai quali, lo confesso, talvolta mi sono lasciato conquistare. Prometto anche che farò il possibile per non ascoltarne in seguito e non farmene venire di propri, ma a SOLAMENTE partire da SE E QUANDO vedrò che le Autorità “competenti” SMETTERANNO DI SPENDERE MONTAGNE DI DENARO CHE NON HANNO e che non potrebbero né dovrebbero più chiedere alla già super tartassata cittadinanza, per costruire (con o senza l’aiuto di “esperti Commissari all’Emergenza Rifiuti”), nuove discariche o nuovi mostri divoratori di vite umane, contenenti camere di combustione e ciminiere, che sono vere e proprie “CAMERE A GAS”, purtroppo ben più efficienti delle naziste di triste memoria, perché queste macchine sono così “efficienti e perfezionate” che riescono ad ottenere gli stessi risultati delle antenate anche all’aria aperta, e li sostituiranno con le nuove tecnologie gratuite e NON INQUINANTI, perché TOTALMENTE PRIVE DI CAMERE DI COMBUSTIONE E CAMINI. E’ vero che, come si suol dire, nessuno ...nasce”imparato”, ma buon Dio, dopo che si è stati informati in mille modi (basta andare sul web) dell’esistenza di nuove tecnologie che possono diminuire gli attuali danni economici e sacrifici fisici specialmente per gli anziani, che salvano la vita agli esseri umani, che riducono fortemente le spese sanitarie della intera nazione eliminando molte concause di tumore e per di più senza inquinamento né costi; la finta ignoranza, lo spudorato e delinquenziale menefreghismo che purtroppo, talvolta somiglia terribilmente a un possibile interesse economico di parte, nel voler continuare impunemente a programmare solo e unicamente infette discariche che producono velenosi liquami, esalazioni e miasmi, oppure inquinanti e “infernali macchine di morte”come gli inceneritori, sono un “CRIMINE CONTRO L’UMANITA’”, da perseguire come e più di quanto fortunatamente già stanno facendo e molto meritoriamente i più attenti tra i magistrati italiani. Termino con un piccolo consiglio agli interessati preposti e “responsabili” all’organizzazione del settore, sarebbe opportuno tener presente che il persistere di eventuali strane scelte di vecchie soluzioni e comportamenti, potrebbero essere ricordate alla prima occasione di voto, anche dai plurivessati cittadini, molti dei quali hanno già superato il limite estremo della sopportazione. Sergio Marchetti Consulente ambiente e nuove tecnologie. +39 349 7262025 rsumarchetti@gmail.com