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Il picco nascosto

Continua la battaglia mediatica per impedire all'opinione pubblica di conoscere la realtà delle riserve di petrolio. Un commento di Sergio Ferraris per la rubrica "Comunicare l'energia" pubblicato sull'ultimo numero di QualEnergia.

Per il secondo anno consecutivo i media italiani hanno ignorato il rapporto annuale della Iea, il World Energy Outlook 2009, mentre grande rilievo ha avuto sui media esteri (Qualenergia.it - La IEA mente sulle riserve petrolifere?).
Il Guardian, in particolare, ha fatto le pulci al rapporto accusando l'Agenzia di aver sovrastimato, su indicazione degli Stati Uniti, le riserve petrolifere esistenti per «non turbare i mercati».

Il rapporto, secondo una fonte anonima interna alla Iea, cela l'estrema difficoltà che ci sarebbe nel portare la produzione dagli 83 milioni di barili odierni ai 105 del 2030, cosa necessaria per reggere l'aumento dei consumi. Ma c'è di più. Molti esperti interni alla Iea pensano che sia impossibile arrivare anche solo a 90 milioni di barili al giorno e c'è chi afferma, sempre dall'interno, che «siamo già entrati nella zona del picco. Vedo molto male la situazione».

A gettare benzina sul fuoco, inoltre, ci ha pensato uno studio finanziato dall'Agenzia statale dell'energia della Svezia, dal titolo inequivocabile "The peak of the oil age", dove si afferma che la produzione giornaliera di greggio nel 2030 sarà di soli 75 milioni e che la Iea ha paura di scatenare il panico nei mercati finanziari.

Fa riflettere il fatto che di tutte queste questioni, degne di un thriller, siano poche le tracce sui media nazionali, i quali quando si tratta di petrolio danno poche e scarne informazioni. Ciò si inserisce a pieno titolo nella scarsa profondità che riguarda la comunicazione energetica nel nostro Paese, dove si considerano i cittadini non competenti in materia per poter assumere scelte chiare e consapevoli.

Da un lato, probabilmente, sia l'atteggiamento della Iea, sia il comportamento dei nostri media - per non parlare delle istituzioni - sono improntati a un eccesso di cautela per preservare i mercati sul breve periodo, mentre dall'altro i grandi player dell'energia sono poco propensi a informare i cittadini, al di là di qualche operazione di marketing.

Sergio Ferraris


Articolo pubblicato sull'ultimo numero della rivista bimestrale QualEnergia per la rubrica "Comunicare l'energia".

 

29 dicembre 2009

  

 



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